home page di www.lavoro.gov.it

Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale

 
Ricerca avanzata     

guida |  mappa |  link utili  

occupazione e mercato del lavoro
documentazione e normativa
l’incontro tra domanda e offerta di lavoro
parità e pari opportunità
politiche attive
servizi per l’Impiego
sperimentazioni
entra negli uffici
 
tutela condizioni di lavoro
servizi informatici e comunicazione
orientamento e formazione professionale
previdenza
ammortizzatori sociali
attività ispettiva

Emersione del lavoro non regolare

Il tema dell'economia sommersa e del lavoro irregolare o non dichiarato è stato al centro dell'attività nazionale e internazionale del Ministero. Per rafforzare gli interventi in materia di applicazione delle raccomandazioni comunitarie e per lo sviluppo degli accordi sottoscritti dal Ministero con alcuni Stati europei, la Direzione Generale del Mercato del Lavoro ha promosso alcune iniziative specifiche.

Task-force Italiana sulla lotta al sommerso
È attiva presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale una Task Force di esperti sul sommerso, incaricata di definire i contenuti tecnici, di effettuare scambi e analisi sulle diverse fonti statistiche appartenenti ai diversi istituti, di individuare gli indicatori relativi al lavoro non dichiarato, di realizzare dei dossier statistici con indicatori regionali, di esaminare e modellizzare le buone pratiche, di implementare l’Osservatorio sul lavoro irregolare.
Il gruppo di lavoro è così composto: Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, Coordinamento delle Regioni per la F.P. e il Lavoro, Tecnostruttura, ISFOL, Italia Lavoro Spa, Fondazione Censis, INAIL, INPS, ISTAT, e parti sociali. La T.F. si riunisce periodicamente col coordinamento della Direzione Generale del Mercato del Lavoro e viene regolarmente coinvolta nelle iniziative progettuali che la Direzione porta avanti.   

Progetto rete europea del sommerso
Il progetto RES - RETE EUROPEA DEL SOMMERSO è la naturale prosecuzione del progetto ‘Iniziative per l’Emersione del Sommerso’ (IES) conclusosi a febbraio 2005, teso a rafforzare il ruolo dei Servizi per l’Impiego nell’attività di sostegno all’emersione del lavoro irregolare, fornendo agli operatori strumenti di formazione e informazione, e che ha operato sulla:
a) creazione e attivazione di un sistema nazionale di monitoraggio dei progetti e delle azioni finalizzati al contrasto del lavoro non regolare;
b) individuazione, elaborazione e sperimentazione di metodologie e strumenti per il trasferimento ai decisori e ai dirigenti dei servizi per l’impiego;
c) elaborazione di strumentazione d’uso per la gestione di interventi di sostegno all’emersione da parte dei CpI, secondo metodologie testate e condivise, con particolare riferimento alle opportunità derivanti dalla nuova normativa sul mercato del lavoro.
Nei suoi quasi due anni di vita, il Progetto IES ha realizzato un sistema di monitoraggio, basato su tecnologie internet, delle azioni e dei progetti sul sommerso, attivando un sito di progetto informativo e di supporto all’azione di monitoraggio;
è stato creato un tavolo di coordinamento centrale con il compito di elaborare dati, diffondere informazioni e supportare i processi di costruzione delle reti locali;
ha elaborato linee programmatiche in materia di sviluppo locale ed emersione per i decisori centrali e regionali; sono stati organizzati seminari con 4 Paesi europei in cui si è discusso della creazione di una rete di collaborazione nel campo del sommerso;
è stato realizzato un CD-Rom con dati ed analisi sul mercato del lavoro (regolare ed irregolare) italiano ed europeo. Il progetto RES, con l’ausilio tecnico di Italia Lavoro SpA, si propone di realizzare, in accordo con Francia, Germania, Belgio e Romania, una Rete Europea per l’emersione del lavoro non regolare.
L’obiettivo è quello di dar vita ad un network transnazionale che consenta ai diversi paesi di condividere metodologie di classificazione e di stima, modelli di intervento e di prevenzione, soluzioni e politiche di intervento locale, nella prospettiva di creare una comunità di pratica che favorisca un approccio comune e che consenta di sperimentare politiche di contrasto ai fenomeni di lavoro irregolare e di economie sommerse condivise in sede europea.
Nel 2005 è stata affiancata alla Rete Europea una Rete Nazionale, allo scopo di disporre di una maggiore conoscenza delle politiche locali, dei fenomeni legati al sommerso e delle soluzioni approntate.
Uno degli obiettivi fondamentali della Rete Europea è, quindi, quello di dare visibilità alle esperienze maturate in Italia sul fronte delle politiche di emersione del lavoro sommerso.
In questa prospettiva, parte integrante del Progetto è costituito dalla creazione di una Rete Nazionale per l’emersione lavoro irregolare, che rappresenta il principale canale di alimentazione di esperienze, contenuti e metodologie da parte dell’Italia verso la Rete Europea.
Grazie alla costituzione della Rete Nazionale, infatti, è possibile disporre di una conoscenza delle politiche locali, delle soluzioni e delle fenomenologie del sommerso, essenziale per garantire il contributo italiano alla realizzazione della Rete Europea.
Attraverso il lavoro di monitoraggio e di accompagnamento delle esperienze locali, è possibile trasferire in ambito europeo le esperienze maturate in Italia mettendo a disposizione dei paesi partner tutto il patrimonio di conoscenze ed esperienze maturato al fine di condividere metodologie e strumenti. Parallelamente essa rappresenta il veicolo principale per far conoscere in Italia le esperienze migliori e le modalità di intervento realizzate in Europa, favorendo una maggiore convergenza verso politiche ed obiettivi definiti in sede comunitaria da parte delle strategie di sviluppo in ambito locale”.

A tal fine si è svolto, nei giorni 26, 27 e 28 giugno al Castello di Riomaggiore e a Sestri Levante (SP), il primo di tre workshop interregionali dal titolo: "Lavoro irregolare e servizi per l'impiego: scenari ed esperienze a confronto" promosso dalla Direzione Generale del Mercato del Lavoro del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale.
Il workshop è stato il primo di tre incontri che hanno lo scopo di avviare un confronto ed uno scambio di esperienze con operatori e soggetti locali del nord, del sud e del centro e per condividere strumenti e metodologie per la ricerca, l'analisi e la programmazione di azioni di prevenzione rispetto al fenomeno del lavoro nero.
I seminari si rivolgono ai dirigenti e agli operatori dei CPI delle Regioni italiane, suddivise in Nord, Centro e Sud. Per ogni Regione e Provincia, relativamente all’attività dei gruppi di lavoro è prevista la partecipazione di esperti.
 
L’organizzazione dei lavori si articola attraverso due modalità operative:
a) una Sessione Plenaria introduttiva ai temi oggetto di discussione; e
b) Gruppi di lavoro dedicati all’approfondimento sulle fenomenologie locali del lavoro irregolare, su esperienze, buone prassi e possibili azioni di prevenzione da parte dei Servizi per il lavoro. I gruppi sono chiamati a discutere sulla base delle relazioni introduttive e delle buone prassi presentate nella sessione Plenaria.
Lo scopo dei gruppi di lavoro è quello di coinvolgere i partecipanti, attraverso la mediazione di un facilitatore, nella individuazione di possibili e sostenibili linee d’azione e strategie d’intervento, valorizzando le loro competenze e la loro esperienze sul campo.
I gruppi di lavoro si concludono con la presentazione delle linee guida elaborate in una conclusiva sessione plenaria il terzo giorno. La sessione plenaria introduttiva ha il compito di introdurre il tema del lavoro irregolare fornendo contributi fenomenologici e buone prassi.
La partecipazione alla sessione plenaria è aperta ad un pubblico più ampio e grazie alla presentazione di relazioni da parte di esperti europei, ha anche l’obbiettivo di collocare il contesto italiano nel più generale scenario europeo. Sempre nella Sessione plenaria è prevista la presentazione di buone prassi realizzate in ambito locale che saranno presentate da coloro che le hanno sviluppate.
Gli argomenti oggetto della sessione plenaria introduttiva  riguardano:
a) l’illustrazione del Progetto “Rete europea per l’emersione del lavoro non regolare”;
b) l’analisi del contesto europeo e delle politiche per l’emersione promosse dalla Unione Europea nell’ambito della SEO;
c) la presentazione dello scenario italiano riguardo al tema del lavoro irregolare attraverso il Volume “ Irregolari al Lavoro” curato dal Ministero;
d) la presentazione di buone prassi sviluppate in sede regionale e provinciale anche nell’ ambito del Progetto SPINN – Azioni di sistema sul lavoro Irregolare.

L’obiettivo è quello di fornire ai gruppi di lavoro spunti di riflessione, soluzioni ed esperienze utili ad indirizzare la discussione sugli aspetti concreti ed operativi e su soluzioni innovative.
I gruppi di lavoro sono coordinati ciascuno da un facilitatore professionista che agisce da “organizzatore dell’intelligenza collettiva”. Il facilitatore conduce le sessioni di lavoro mantenendo sempre un atteggiamento di neutralità rispetto ai punti di vista espressi, ponendo una serie di input o domande-chiave al gruppo, garantendo che la discussione sia sempre finalizzata a un risultato e che il lavoro sia svolto con il contributo di tutti i partecipanti.
Il seminario ha quindi un taglio tecnico e molto partecipativo, basato sull’analisi delle situazioni reali in tema di prevenzione del lavoro irregolare. Ogni sessione di lavoro da luogo ad un vero e proprio ‘prodotto’ (diagramma, mappa, schema, matrice ecc.) immediatamente disponibile e visibile sugli speciali supporti usati per la visualizzazione.
L’adozione di metodi di lavoro e di progettazione di tipo partecipativo si sta sempre più diffondendo a livello europeo.
Metodi quali GOPP (Goal Oriented Project Planning), PCM (Project Cycle Management), EASW (European Awareness Scenario Workshop), Top (Technology of Participation) sono utilizzati sia nelle fasi di progettazione e gestione di progetti di partenariato (Equal, Interreg ecc.) sia nei gruppi di lavoro o negli eventi tematici organizzati dalle diverse Direzioni Generali della Commissione europea.
Nel settore dei fondi strutturali, la Direzione Generale “Occupazione” ha dato vita a un gruppo di lavoro destinato a valutare se e in quale misura l’approccio del Project Cycle Management possa costituire un punto di riferimento per la nuova programmazione 2007-2013.
Il risultato atteso è quello di raccogliere una serie di spunti e d’idee per la sperimentazione di nuove strategie di prevenzione e parallelamente di stimolare la creazione di reti di scambio tra i partecipanti e di partenariato con i diversi attori che a vario titolo, si occupano di favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro in ambito locale, stimolando la concreta attivazione di sinergie che possono aiutare i lavoratori a prevenire il rischio di irregolarità.  
 
Progetto emersione finanziato dalla Commissione Europea
La DGMdL si è aggiudicata, nel 2005 il Progetto europeo Apprendimento reciproco e divulgazione: la rete europea contro il lavoro sommerso nell’ambito del programma comunitario “Follow up and dissemination activities to the mutual learning programme of the european employment strategy”.
Il piano di lavoro, con l’ausilio di Italialavoro, vede in cooperazione transnazionale l’Italia, la Francia, il Belgio, la Spagna e la Romania e prevede lo sviluppo di tre linee di azione nel corso del 2006:
a) favorire lo scambio di conoscenza e di esperienze, pianificare la realizzazione di eventi europei rivolti ai decisori politici, agli operatori, ai ricercatori. Vengono individuati circa 40 partecipanti provenienti dai paesi partner: rappresentanti dei governi centrali, decisori politici responsabili di contrastare il lavoro non regolare nei paesi membri, decisori politici locali, responsabili dei servizi e iniziative direttamente o indirettamente coinvolte nella lotta al lavoro non regolare, rappresentanti e ricercatori di istituti statistici ed enti specializzati nel contrasto del fenomeno nei diversi paesi coinvolti;
b) promuovere lo scambio di metodologie di analisi, di modelli di intervento, di buone pratiche e soluzioni innovative per contrastare il fenomeno del lavoro non regolare e del lavoro non dichiarato, secondo le indicazioni comunitarie. Si procede ad un’analisi generale del fenomeno del lavoro non regolare, delle metodologie di analisi e di misurazione, quindi ad una definizione e scelta degli indicatori più adatti per la rilevazione e individuazione del fenomeno del lavoro non regolare, con particolare attenzione all’articolazione su base territoriale e per settori economici. Si realizza un glossario, un dizionario dei thesaurus in materia di lavoro non regolare al fine di costruire una base semantica comune. Vengono realizzati dei casi-paese (politiche e strategie, buone pratiche e sperimentazioni) finalizzati all’individuazione dei punti di forza e dei punti critici delle diverse soluzioni testate per far fronte al problema sia in termini di prevenzione che di vigilanza;
c) diffondere i risultati del progetto e promuovere delle Linee Guida indirizzate ai diversi stakeholders per contrastare il lavoro non dichiarato. Nell’ambito del progetto sono stati realizzati due workshop tecnici finalizzati a trarre dai lavori svolti nei singoli paesi partecipanti e negli incontri di condivisione le “Linee guida strategiche per contrastare il lavoro non regolare” da sottoporre all’attenzione e al vaglio della Commissione Europea, nonché due seminari europei, uno a Roma e l’altro a Parigi e la definizione di una strategia comune per la comunicazione e la diffusione dei prodotti e dei risultati: pubblicazione di rapporti intermedi e finali, pubblicazione delle Linee Guida, pagine internet implementate sui portali dei paesi partner, produzione di CD Rom con thesaurus/glossario sul lavoro non regolare.
Il Report finale, la cui redazione è affidata ad un esperto italiano ed uno belga, contenente la sintesi dei lavori, le problematiche nazionali e le ipotesi di lavoro per la prosecuzione delle attività della rete, nonché alcune raccomandazioni in merito alle strategie di prevenzione e contrasto del lavoro irregolare in Europa, viene inviato alla Commissione europea.
Il Report è stato presentato in occasione del secondo evento internazionale tenutosi a Roma il 27 ottobre 2006    

Delibera CIPE 13 del 2000 – Attività regionali in tema di sommerso
Nel 2004, il Ministero, in collaborazione con l’Area Studi Istituzionali e Normativi dell’ISFOL, ha avviato alcune attività sul tema dell’emersione. In particolare ha provveduto a una prima ricostruzione e analisi del quadro normativo-istituzionale e ha effettuato il monitoraggio delle azioni promosse e finanziate dalla delibera CIPE n. 138 del 21 dicembre del 2000.
La delibera CIPE n. 138 del 21 dicembre del 2000 prevede il “riparto delle risorse per le aree depresse per il triennio 2001-2003” per attività formative e di emersione del sommerso, attraverso il rifinanziamento degli interventi nelle aree dell’Obiettivo 1 per 10.034,76 milioni di euro, ripartiti fra credito d’imposta, agevolazioni in base alla Legge n. 488 del 1992, programmazione negoziata, ricerca, formazione e lavoro, interventi infrastrutturali.
Lo stanziamento di 442,91 milioni di euro per iniziative a forte impatto occupazionale nei settori della ricerca e della formazione, si prefiggeva l’obiettivo di:
favorire l’emersione del lavoro nero;
monitorare i lavori socialmente utili (LSU);
realizzare attività formative per disoccupati di lunga durata.

Il provvedimento è stato modificato dalla delibera CIPE n. 48 del 4 aprile 2001 che, per favorire il superamento delle situazioni di emergenza idrogeologica, ha ridotto le risorse assegnate per il credito d’imposta per gli anni 2001-2002. Tuttavia, la delibera CIPE 138/2000 ha consentito di porre in essere politiche e azioni volte all’emersione dal lavoro nero/irregolare. L’ISFOL ha avviato sul tema dell’emersione e in particolare sugli effetti dell’applicazione della delibera CIPE n. 138/2000 nelle sei regioni dell’Obiettivo 1 (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia).
La rilevazione ha ricostruito le tipologie di interventi realizzati e il loro stato di attuazione: i primi risultati ottenuti – rispetto ai quali sono stati approfonditi diversi aspetti quali le modalità di attuazione, le criticità riscontrate – e, infine, gli elementi e i fattori di successo delle iniziative.
È emersa, inoltre, l’importanza dell’attività di sensibilizzazione, informazione e animazione territoriale che ha reso possibile portare avanti iniziative di integrazione tra gli interventi varati a valere sulla 138/2000 con altre tipologie di interventi per i quali le Regioni hanno competenza (ad esempio Misure dei POR).