La recente ricerca condotta dall’OCSE evidenzia in modo chiaro e approfondito l’impatto economico di lungo periodo della povertà infantile. Crescere in un contesto di svantaggio socioeconomico incide in maniera significativa e duratura sul percorso di vita dei bambini, generando ripercussioni che si estendono ben oltre l’età evolutiva e che si riflettono su dimensioni fondamentali del benessere individuale, come la salute, l’istruzione e l’inserimento nel mercato del lavoro.
Sulla base dei dati raccolti nei 27 Paesi dell’Unione Europea, l’analisi dell’OCSE mette in luce come le disuguaglianze vissute durante l’infanzia compromettano fortemente le opportunità future dei minorenni, incidendo in modo diretto sui risultati in età adulta sia in termini occupazionali che di condizioni di salute. Il mancato accesso a risorse e servizi adeguati durante l’infanzia si traduce, infatti, in un minore tasso di occupazione, salari inferiori e maggiori problemi di salute nel corso della vita adulta.
Lo studio stima inoltre l’impatto macroeconomico complessivo di tali disuguaglianze giovanili, calcolando quanto esse possano gravare sull’economia nazionale in termini di perdita di Prodotto Interno Lordo (PIL). Le cause principali di questa perdita sono riconducibili alla minore produttività, alla contrazione delle entrate fiscali e all’aumento delle spese pubbliche per il welfare e i sussidi sociali. In media, secondo l’OCSE, il costo del disagio socioeconomico vissuto nell’infanzia ammonta al 3,4% del PIL nei Paesi dell’Unione Europea, con variazioni rilevanti tra gli Stati membri: si va da un minimo dell’1,5% registrato in Finlandia a un massimo che raggiunge il 6% in Lituania.
Questi dati sottolineano la necessità urgente di investire in politiche pubbliche efficaci e mirate a contrastare la povertà infantile, promuovendo pari opportunità fin dalla prima infanzia, non solo per ragioni di giustizia sociale, ma anche per garantire sostenibilità economica e coesione a livello europeo.

