Un’analisi recente ha approfondito l’impatto a lungo termine della riforma che, tra il 1959 e il 1969, ha introdotto in Svezia la fornitura gratuita di pasti scolastici nutrizionalmente bilanciati per tutti gli alunni delle scuole primarie. Lo studio, di tipo controfattuale, ha dimostrato che i benefici del programma sono stati significativi, non solo dal punto di vista della salute alimentare, ma anche in termini di risultati economici raggiunti dai bambini una volta adulti.
In particolare, è emerso che i minorenni che hanno usufruito della refezione scolastica per l’intero ciclo della scuola primaria hanno registrato, nel corso della loro vita lavorativa, un reddito mediamente superiore del 3% rispetto ai coetanei che non hanno avuto accesso al programma. L’effetto positivo si è rivelato particolarmente marcato tra i bambini provenienti da famiglie economicamente svantaggiate, che hanno mostrato un incremento del reddito del 6%, a fronte di un aumento comunque significativo, pari al 2%, per i minori di famiglie non svantaggiate.
Questi risultati evidenziano come politiche universali di accesso gratuito ai pasti scolastici possano generare benefici strutturali a lungo termine, in particolare se indirizzate anche alla riduzione delle disuguaglianze sociali ed economiche. L’esperienza svedese si distingue nel panorama europeo, dove esistono ancora forti disparità tra Paesi: mentre Svezia e Finlandia garantiscono pasti gratuiti a tutti gli studenti, in altre nazioni, come Norvegia e Danimarca, gli alunni portano da casa il proprio pranzo.
Il caso svedese fornisce dunque elementi utili per riflettere sul valore strategico della refezione scolastica, non solo come servizio educativo e sanitario, ma anche come investimento a lungo termine per lo sviluppo sociale ed economico delle future generazioni.
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