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Il lavoro che cambia. C’è un paese che si trasforma, che cresce ed entra nel futuro

23 giugno 2017

"Il tema del cambiamento non possiamo risolverlo pensando di trovare una ricetta, una risposta pronta, ma abbiamo aperto un forum online per costruire una rete. Ognuno può e deve partecipare a questa riflessione. È un dialogo aperto, dove si può partecipare e prendere spunto. Il tema dell'innovazione tecnologica potrà funzionare bene con un dialogo tra lavoro, istruzione e sviluppo economico. Un apporto trilaterale che ci sarà anche al prossimo incontro del G7 a Torino". Con queste parole il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti ha aperto i lavori del convegno "Il lavoro che cambia", tenutosi ieri a Roma presso Palazzo Rospigliosi.

La trasformazione tecnologia espone il lavoro a profondi cambiamenti. Come tutti i processi di cambiamento, il lavoro, e la società nel suo complesso, si trovano a fronteggiare rischi ma anche grandi opportunità. Questo il tema al centro della plenaria moderata da Riccardo Staglianò e dei quattro tavoli tematici che si sono svolti in parallelo.

"C'è un tema nuovo che è il diritto soggettivo alla formazione permanente. La vera quarta rivoluzione industriale – ha sottolineato Valeria Fedeli, Ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca – non ha le stesse caratteristiche delle precedenti innovazioni. Cambia tutto a 360 gradi. Il cambiamento pone la responsabilità al lavoro, all'impresa, all'istruzione, a tutti i soggetti di prenderne atto e creare una cultura della digitalizzazione. Il sistema Paese deve affrontare questo cambiamento. I modelli didattici dell'apprendimento vanno adeguati per fare acquisire nuovi skills. Bisogna concentrarsi quindi sui contenuti del cambiamento non solo sui collegamenti. Se non sappiamo distinguere le innovazioni didattiche dei nostri ragazzi non costruiamo l'economia e la società della conoscenza".

Innovazione tecnologica e internazionalizzazione sono fenomeni univocamente positivi e meno sono governati meglio è? "In realtà no –risponde Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo Economico-  e per questo oggi le persone non si fidano delle rassicurazioni. Non possiamo pensare ad un approccio luddista ma possiamo evitare gli eccessi. Bisogna giocare d'attacco con l'innovazione: prima spiegare e poi agire. Primo passo è il piano per l'Industria 4.0. La segmentazione chiede una strategia: domanda interna è strutturalmente stabile, bisogna intercettare quindi la domanda estera e spiegarla agli italiani in un'ottica di lungo periodo più credibile".

Le politiche volte a massimizzare i benefici dell'attuale transizione tecnologica dovranno collocarsi entro un disegno organico capace di tener conto delle trasformazioni demografiche e dei flussi migratori, delle nuove condizioni di sicurezza sul lavoro legate ai nuovi processi produttivi, della condizione giovanile e di quella femminile nonché dei bisogni dei lavoratori anziani.

Nel corso dei lavori Poletti ha consegnato a Guy Ryder, Direttore Generale dell'ILO, il primo contributo del dialogo aperto sulla rivoluzione che è in corso e guarda all'obiettivo di dare a tutti un lavoro dignitoso. "Dopo anni di concentrazione sulla concorrenza perfetta – ha ribadito il Ministro – abbiamo capito che serve una politica economica che consideri i temi sociali. Proponiamo una lotta alle disuguaglianze e una volontà di usare l'innovazione secondo i nostri valori umanistici. L'investimento in conoscenza è il primo degli investimenti ed è necessario escluderlo dal fiscal compact. Bisogna creare degli ideali e realizzarli. Consegniamo una prima elaborazione all'ILO ma c'è ancora molto da fare. La crisi da cui usciamo ha lasciato dei segni pesanti nella società che ha oscurato i fenomeni di globalizzazione e digitalizzazione. Dobbiamo costruire una crescita equilibrata che tenga conto delle tematiche ambientali e del divario di genere. È necessario collaborare per costruire insieme un futuro diverso del lavoro".

Soddisfazione dal Direttore ILO che ha sottolineato l'importanza del confronto con le parti sociali e l'auspicio di continuare il dialogo sociale su questo tema: "Nel mercato globale ci sono molte sfide. Bisogna crescere a livello qualitativo e considerare il tema dell'inclusione. La mobilità sociale è un fattore chiave per capire come si sta evolvendo lo sviluppo. Non c'è una soluzione unica per una crescita sostenibile. I lavoratori devono capire che il cambiamento è imminente senza viverlo con ansia. L'Italia ha capito questo e riconosce il valore del lavoro nella sua costituzione".

www.lavorochecambia.lavoro.gov.it è il motore di un progetto. È il gusto di una sfida. È un paese che vuole ripartire adesso e per farlo decide di cambiare con il lavoro che cambia. C'è un paese che si trasforma, che cresce ed entra nel futuro.

 

Documentazione

Il contributo dell'Italia al centenario dell'ILO

Il contributo dell'Italia al centenario dell'ILO (versione in inglese) 

Tavola panel 1 "Lavoro, formazione, competenze"

Tavola panel 2 "Condivisione della responsabilità nel lavoro che cambia: la partecipazione dei lavoratori all'impresa"

Tavola panel 3 "Organizzazione del lavoro, nuovi processi produttivi, politiche attive"

Tavola panel 4 "Il lavoro dignitoso e le nuove tutele"

Tavola panel 5 "Piattaforme e gig economy"

Il servizio video dell'evento