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Consegnato oggi, dal Ministro Poletti, il “Premio Massimo D’Antona” per le migliori tesi in materia di diritto del lavoro

13 dicembre 2017

119 tesi pervenute: 96 di laurea e 23 di dottorato, questi i numeri dell'edizione 2016/2017 del "Premio Massimo D'Antona" per le migliori tesi in materia di diritto del lavoro. Cifre che testimoniano "la grande attenzione e sensibilità verso il Premio", come ha messo in evidenza Romolo De Camillis, il Presidente della Commissione Giudicatrice del Premio, durante la lettura delle motivazioni dei riconoscimenti.

I due premi sono stati consegnati dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti.
Per le lauree, è risultato vincitore il dottor Simone D'Ascola, con la tesi su "Tipo contrattuale e rapporti di lavoro subordinato. Attualità e funzione dell'indisponibilità del tipo"; per i dottorati, è stata premiata la dottoressa Elena Gramano, con la tesi dal titolo "Il valore della flessibilità funzionale nell'analisi giuridica".

La consegna dei premi è avvenuta subito a margine della tavola rotonda dedicata a "Le dinamiche delle relazioni industriali e il ruolo futuro della contrattazione di secondo livello", pure organizzata della "Fondazione Prof. Massimo D'Antona". Un tema di stretta attualità, come ha spiegato Fabrizio Di Lalla, Presidente della Fondazione, nel suo intervento di apertura: "è giusto interrogarsi, ha detto, su quale sarà in futuro il rapporto tra la contrattazione di primo e quella di secondo livello".

È stato Marco Biagiotti, esperto della Fondazione D'Antona a introdurre la riflessione nei suoi aspetti tecnici e giuridici: "Le recenti modifiche normative - ha subito precisato - hanno delegato alla contrattazione di secondo livello un ruolo più importante". A suo parere, occorre riflettere sul dato geografico che vede firmati al Nord circa i tre quarti degli accordi depositati per la detassazione dei premi di produttività. Analoga considerazione ha svolto sul dato retributivo legato al genere che "appare più alto, a favore degli uomini, in quei contesti dove si fa contrattazione di secondo livello, magari legata ai meccanismi di flessibilità".

Nelle parole di Pierangelo Albini, Direttore Area Lavoro e Welfare di Confindustria, il punto di vista degli industriali e il ricordo di Massimo D'Antona, "una persona che ha fornito un grande contributo sui temi della contrattazione". Ad avviso di Albini, "la vera sfida è comprendere i bisogni che devono essere soddisfatti e individuare le logiche migliori per soddisfarli" poiché le relazioni industriali cambiano nel momento stesso in cui sono diversi gli interessi che le organizzazioni rappresentano. Sul futuro della contrattazione di secondo livello, il Direttore ha considerato che essa "avrà futuro se sarà capace di sviluppare validi modelli di partecipazione organizzativa".

Per Carlo Podda, Responsabile Gestione e Implementazione Accordi sulla Rappresentatività della CGIL, "siamo di fronte a un cambiamento della contrattazione rispetto a quella che eravamo abituati a seguire fino a pochi anni fa". Sebbene la strada percorsa sembri quella giusta – con il welfare nei contratti che vale già il doppio tra il 2016 e il 2015, ha spiegato – è bene che al rispetto delle regole fiscali si accompagni sempre quello delle questioni etiche. Un invito da un lato a "non confondere i benefit con il welfare" e, dall'altro, a una maggiore consapevolezza dei reciproci ruoli: "Occorre più trasparenza, che sia più chiaro chi siamo e chi stiamo rappresentando".

Le conclusioni della tavola rotonda sono state a cura del Ministro Poletti. Nel ripercorrere alcuni degli spunti emersi nella discussione, il vertice politico del Dicastero ha colto l'occasione per ricordare che "non è sempre la legge l'unica soluzione del problema, poiché soltanto con una buona capacità di dialogo possiamo produrre risultati". Un tema, quello del dialogo, che sta molto a cuore del Ministro quando si ragiona su relazioni industriali e contrattazione in senso ampio.

Su alcune diffidenze manifestate riguardo i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, Poletti ha spiegato che essi sono necessari, che "hanno le loro logiche e una finalità importante, ma che assieme a essi servono anche la contrattazione aziendale e quella territoriale". Del resto, e su questo il Ministro ha richiamato l'attenzione dei presenti, non si può trascurare che ogni CCNL è uno specchio dei tempi, con le criticità e le esigenze del momento della sua sottoscrizione. "I temi della conoscenza, del sapere e della formazione - ha esemplificato Poletti - sono di recente introduzione e stanno acquisendo sempre maggior rilievo".

Riguardo l'introduzione degli elementi di welfare nei contratti, ha concluso il Ministro Poletti, essa è un'ottima tendenza, che "va certamente incoraggiata e sostenuta".