Home / Notizie / Il Ministro Poletti, sul welfare: pensare a strumenti “che siano maggiormente tarati sulla persona e sulle esigenze del singolo”

Il Ministro Poletti, sul welfare: pensare a strumenti “che siano maggiormente tarati sulla persona e sulle esigenze del singolo”

9 marzo 2017

Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, è intervenuto oggi, a Roma, all'incontro "Sotto lo stesso welfare", organizzato dalle ACLI - Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani. Obiettivo dichiarato dell'evento sono stati l'analisi della situazione del welfare in Italia, il confronto sulla funzionalità del sistema e la proposta di elementi di miglioramento, per garantire ai cittadini il rispetto del dettato costituzionale.

Temi dalle numerose sfaccettature, che il Ministro Poletti ha esaminato con attenzione, ponendo in rilievo l'impegno delle ACLI cui ha rivolto un ringraziamento per l'attenzione e la continua opera di sano suggerimento all'azione di Governo. "La politica – ha ricordato il Ministro - deve confrontarsi con i contesti attuali e con le esigenze che essi rappresentano nel quotidiano".

Di qui, un naturale riferimento all'approvazione in via definitiva del disegno di legge sul contrasto alla povertà, avvenuta pochi minuti prima al Senato della Repubblica. Il Ministro Poletti - giunto al Convegno ACLI proprio in arrivo da Palazzo Madama – ha parlato di un "passo storico" verso l'introduzione di una misura universale che tenga conto della condizione di bisogno economico e non più della sola appartenenza a specifiche categorie e ha posto in rilievo quanto la conversione in legge rappresenti "il pilastro fondamentale del Piano Nazionale per la lotta alla povertà e colmi un vuoto annoso nel sistema italiano di protezione degli individui a basso reddito".

In apertura dei lavori, era stato Antonio Russo - Consigliere di presidenza nazionale ACLI, con delega al welfare - a esporre la visione delle ACLI e l'attualità del convegno. L'Italia, ha spiegato, è oggi un paese con profonde diseguaglianze sociali ed è appunto in questi momenti che "occorrono politiche e investimenti strutturali sul welfare". Sulla filosofia da seguire, Russo ha detto che si devono costruire percorsi d'inclusione di qualità, a partire dall'universalismo dei diritti, autentico valore imprescindibile per le ACLI.

Russo ha richiamato l'attenzione del Governo per la realizzazione di "un solido sistema di formazione professionale, che sia in grado di rispondere ai fabbisogni delle persone per l'intero arco della loro vita". Interventi sono stati richiesti anche a favore della famiglia, "un grande ammortizzatore sociale, che spesso si è sostituita alle Istituzioni". E nel rilancio di un welfare di qualità, ha terminato, "il Terzo Settore ha un ruolo strategico".

Il successivo dibattito, moderato dal giornalista de "La Stampa" Paolo Baroni, ha messo a confronto Emanuele Ranci Ortigosa, presidente emerito e direttore scientifico dell'Istituto per la Ricerca Sociale (IRS) e Giovanni Battista Sgritta, professore emerito di Sociologia presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Il dialogo ha offerto l'opportunità di un commento sullo scenario italiano del welfare, attraverso una puntuale e accurata analisi dei servizi offerti al cittadino.

Entrambi gli accademici hanno posto in evidenza fattori di successo e criticità del welfare italiano, aspetti operativi e scenario generale, possibili soluzioni e correttivi da attuare.

Ranci Ortigosa ha ricordato le statistiche OCSE che dimostrano quanto le diseguaglianze abbiano effetto negativo anche sulla crescita economica dei Paesi. Nella visione di welfare delineate dall'IRS, si deve andare verso universalismo, inclusione, equità sociale ed efficacia delle misure a favore del cittadino. "Devono esserci interventi a carattere generale – ha spiegato - ma essi siano rapportati a livelli essenziali, come  reddito minimo d'inserimento e assegno per i figli, in una proposta che sia realisticamente sostenibile dal punto di vista economico".

A parere del professor Sgritta, "c'è il rischio concreto che i giovani di oggi siano i poveri di domani". Più volte nel corso dei lavori, infatti, è stato ricordato che in Italia - per la prima volta dal dopoguerra – le generazioni successive vivranno peggio di quelle che le hanno precedute. E Sgritta non ha dimenticato il divario tra zone geografiche: "Siamo ancora un paese spaccato tra Nord e Sud- ha stigmatizzato – con il Sud che è la povertà, con meno occupazione femminile e giovanile e la metà delle famiglie che ha un solo lavoratore al suo interno".

A tirare le fila del dibattito, ha pensato il Presidente Nazionale delle ACLI, Roberto Rossini, che ha stimolato a riflettere su alcuni elementi sociali: il calo delle nascite, e il conseguente aumento dell'invecchiamento, oltre che l'incremento della presenza degli stranieri in Italia. "Sono questi- ha messo in evidenza - gli elementi su cui basare il welfare di domani".  Il Presidente ha enunciato le richieste e i suggerimenti delle ACLI e non ha mancato di cogliere la favorevole combinazione della conversione in legge del ddl povertà: "Siamo particolarmente soddisfatti per l'approvazione di oggi al Senato, così come teniamo molto anche alla riforma del Terzo Settore che aprirà un nuovo modello del fare welfare". Interventi inediti e più moderni, dunque, tra i quali il Presidente Rossini ha inserito, quale esempio virtuoso, le misure di "welfare aziendale, una parte importante del welfare – ha detto - in linea con quanto stabilito dall'articolo 46 della Costituzione".

Nelle sue conclusioni, il Ministro Poletti ha condiviso la necessità di pensare a strumenti "che siano maggiormente tarati sulla persona e sulle esigenze del singolo", anche perché si è notato che, "nella gran parte dei casi, i problemi sociali sono legati alle carenze di lavoro". Il titolare di Via Veneto ha dunque rilanciato l'idea di una rete di protezione sociale, in analogia con quella di Protezione Civile, che unisca le competenze e le professionalità già presenti.