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Nuovo ISEE, pubblicato il rapporto annuale sul 2015

4 ottobre 2016

Sono 4,2 milioni le famiglie che hanno richiesto l'ISEE, oltre il 20% della popolazione residente. E' un indicatore più equo e più veritiero: a parità di valore ISEE, gli elementi di ricchezza patrimoniale pesano di più (da meno del 15% col vecchio ISEE a più del 20 col nuovo) e quelli reddituali di meno, mentre le dichiarazioni con patrimonio nullo passano da quasi il 70% al 16%

 

Il 2015 è stato il primo anno di applicazione del nuovo ISEE. Le famiglie che hanno presentato una Dichiarazione sostitutiva unica (DSU) a fini ISEE sono state 4 milioni e 165 mila, per un totale di oltre 13 milioni di persone, il 21% della popolazione residente, passando dal 18% nel Centro-Nord al 28% nel Mezzogiorno. Rispetto al passato, la distribuzione territoriale della "popolazione ISEE" è molto più omogenea: fatta eccezione per le Province autonome di Trento e Bolzano, in tutte le altre regioni la popolazione ISEE costituisce almeno un settimo e non più di un terzo del totale. E' un segno tangibile di un utilizzo più appropriato dello strumento, che andrebbe utilizzato solo a fronte della effettiva richiesta di prestazioni sociali agevolate: infatti, non si registrano più anomalie quali quelle di regioni in cui, in presenza di una offerta di servizi molto bassa, oltre il 60 % della popolazione era coperto da ISEE.

Si conferma poi la buona capacità del sistema ISEE di assorbimento delle nuove procedure. Ricordiamo che l'indicatore oggi non si richiede più sulla base di informazioni tutte autocertificate, ma con la "post-compilazione" della dichiarazione da parte di INPS mediante rilevazione automatica delle informazioni nei propri archivi e in quelli dell'Agenzia delle entrate. I tempi di rilascio previsti dal regolamento ISEE – 14 giorni – sono stati abbattuti tanto che in dicembre gli ISEE sono stati attestati in tre giorni. Notevole anche la semplificazione amministrativa: l'aver previsto una validità nell'anno civile anziché nell'anno solare, ha ridotto sensibilmente la ripetizione della DSU da parte dello stesso nucleo familiare in corso d'anno; per coloro che presentano la DSU nel primo semestre, le ripetizioni nel secondo semestre sono passate dal 18% al 5,5%.

  

Un indicatore più veritiero

L'indicatore è oggi molto più veritiero; i redditi non sono più autodichiarati, ma rilevati direttamente presso l'anagrafe tributaria (si stima in circa un quarto delle DSU la presenza di sottodichiarazioni nel vecchio ISEE), mentre con riferimento al patrimonio mobiliare i controlli hanno risultati eclatanti: le DSU con patrimonio mobiliare nullo passano da quasi il 70% al 14%; nel Mezzogiorno, in particolare, si è passati da quasi il 90% al 20. La tendenza ad una maggiore fedeltà nelle dichiarazioni è ancora più evidente se osserviamo il profilo per mese di sottoscrizione delle quote di DSU con patrimonio mobiliare nullo, tenuto conto che da ottobre sono stati implementati "avvisi bonari" in sede di attestazione della DSU: nell'ultimo trimestre, la quota di DSU con patrimonio nullo è del 6% nel Centro-Nord e del 10 nel Mezzogiorno.

Quanto all'impatto delle nuove regole sul valore dell'indicatore, trova conferma nel consuntivo di fine anno l'evidenza già presentata nei report trimestrali. Come richiesto dal legislatore, l'indicatore è oggi più equo, nel senso di una maggiore selettività in base al patrimonio. Infatti, a parità di valori dichiarati, le nuove regole hanno ridotto i valori reddituali (in media, da 19 mila euro per famiglia a 17 mila) e incrementato quelli patrimoniali (da 23 mila a 35 mila euro) producendosi un ISE (l'indicatore prima dell'applicazione della scala di equivalenza) sostanzialmente immutato (intorno ai 24 mila euro). Ne deriva che il peso del patrimonio nell'ISEE, a parità di valore complessivo, è passato da meno del 15% del vecchio ISEE a più del 20 del nuovo.

Quanto alle distribuzioni, sulla popolazione nel suo complesso non si osservano particolari variazioni per classi di ISEE: per ciascuno scaglione di ISEE gli scostamenti rispetto alla percentuale di popolazione ivi compresa sono minimi, nell'ordine del + o – 1%. Gli ordinamenti, però, sono molto cambiati: per oltre metà della popolazione il nuovo ISEE è più favorevole (46,4%) o indifferente (11%) rispetto al vecchio. Aumentano la media e la mediana generale, ma comunque in misura contenuta (rispettivamente, di meno del 5% e del 2%). A beneficiare, in particolar modo, della riforma sono le famiglie con reddito da lavoro, quelle in cui sono tutti occupati, ma anche quelle monoreddito. Tra i lavoratori, migliora sensibilmente la posizione dei lavoratori dipendenti in relazione agli autonomi.

 

I nuclei familiari con minorenni e con studenti universitari

Quanto ad alcuni sottogruppi di popolazione, nel caso dei nuclei con minorenni la distribuzione per classi di ISEE è sostanzialmente identica a quella del vecchio indicatore (ancora più che per la popolazione complessiva). Comunque si osserva una quota notevolmente superiore di coloro che sono favoriti dalla riforma rispetto alle famiglie senza minorenni, così come una quota notevolmente inferiore di coloro che ne sono sfavoriti. Inoltre, la media rimane stabile (non si registra quindi l'incremento osservato per la popolazione nel complesso) mentre la mediana diminuisce (del 2,4%).

Se i nuclei con minorenni costituiscono quasi metà della popolazione ISEE, gli universitari sono il secondo gruppo per numerosità, contandosi alla fine dell'anno – grazie al notevole afflusso di DSU registratosi all'avvio dell'anno accademico – il 21% di universitari sul totale della popolazione ISEE. Si tratta di famiglie che in questo contesto risultano in via generale più "ricche", tant'è che la media dell'indicatore è tra gli universitari quasi il doppio di quella complessiva. Se consideriamo i valori ISEE oltre i 30 mila euro – che costituiscono il 10% del totale e il 5% degli ISEE dei minorenni – tra gli universitari si tratta di più del 25%. Quanto agli effetti della riforma, gli impatti restano modesti anche tra gli universitari, seppure di ammontare più significativo che per i minorenni: ad ogni data soglia, gli scostamenti tra le frequenze "prima" e "dopo" la riforma, si mantengono comunque sempre al di sotto dei 3 punti percentuali. Media e mediana salgono anch'esse in misura contenuta, rispettivamente, di poco più e poco meno del 5%.

 

Nuclei familiari delle persone con disabilità

Discorso a parte meritano i nuclei delle persone con disabilità. In questo caso, come noto, nel 2016 la disciplina riformata dell'ISEE è stata nuovamente modificata per effetto delle sentenze del Consiglio di Stato che hanno definitivamente chiarito che nella nozione di «reddito disponibile» non potevano essere inclusi i trattamenti percepiti in ragione della condizione di disabilità. Con la conversione del decreto-legge 29 marzo 2016, n. 42, è stato corrispondentemente modificato l'ISEE delle persone con disabilità, recuperando alcune caratteristiche della previgente disciplina. I dati presentati relativamente al 2015 hanno pertanto solo valore "storico", trattandosi di un ISEE non più in vigore. L'analisi sull'anno ha comunque confermato quanto rappresentato nei report trimestrali: a differenza che per la popolazione complessiva e per i nuclei con minorenni e universitari, nel caso delle persone con disabilità la distribuzione per classi di ISEE cambiava moltissimo con una densità maggiore sia nelle classi più basse e che in quelle più alte. In particolare, rilevantissimo era il numero di nuclei per i quali l'ISEE si azzerava: si passava dal 7% con le vecchie regole al 16% con le nuove. Viceversa, oltre i 20.000 euro di ISEE con le nuove regole si concentrava il 16% dei nuclei con persone con disabilità, mentre se non fossero cambiate le regole, a parità di valori dichiarati, ci sarebbe stato il 10,7%. Nel Rapporto si forniscono anche prime evidenze degli effetti della nuova disciplina introdotta con la conversione del D.L. n. 42/2016 in ottemperanza alle sentenze del Consiglio di Stato. L'INPS ha infatti operato un ricalcolo d'ufficio degli ISEE in corso di validità al momento dell'entrata in vigore delle nuove norme (cioè tutti gli ISEE rilasciati a nuclei con persone con disabilità da gennaio fino al 28 maggio), ad eccezione degli ISEE pari a 0: come prevedibile, l'impatto è particolarmente significativo per gli ISEE più elevati, la cui quota si riduce considerevolmente (ad esempio, sopra i 15 mila euro, con le regole precedenti si sarebbe concentrato il 19% dei nuclei con disabili, con quelle vigenti il 13,5).

Ricordiamo che i confronti sono qui operati ricalcolando l'ISEE con le vecchie regole sulle DSU presentate nel 2015. Si prescinde cioè dall'incremento di redditi e patrimoni frutto di emersione con l'introduzione delle nuove modalità di presentazione della dichiarazione e con il rafforzamento dei controlli. Tale emersione è fonte di incrementi dell'ISEE – anche sostanziali, soprattutto in certi contesti – rispetto alle DSU effettivamente presentate nel 2014 che qui non registriamo.

 

Il Ministro Poletti: "Dai dati del 2015 la conferma di un ISEE più equo e veritiero"

"I dati relativi all'intero 2015 - sottolinea il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti - confermano quanto registrato in corso d'anno: siamo di fronte ad un ISEE più equo e più veritiero. L'impianto di controlli ex-ante sulla fedeltà delle dichiarazioni è chiaramente un successo, forse inatteso in queste proporzioni: le famiglie che oggi non dichiarano conti correnti e altri depositi sono una piccola (e realistica) minoranza a fronte di comportamenti non corretti largamente diffusi con la precedente disciplina. E' anche questo un segno di equità, che facilita l'accesso alle prestazioni a chi è davvero più bisognoso. Equità confermata anche dal fatto che la 'ricchezza' patrimoniale delle famiglie oggi pesa di più nell'indicatore e i redditi da lavoro di meno. La riforma quindi sembra stia perseguendo gli obiettivi che ci si era prefissati: maggiore credibilità delle dichiarazioni, maggiore selettività dell'indicatore legata al patrimonio, maggiore attenzione ai più fragili".

"E' con soddisfazione che presentiamo questi risultati - conclude il Ministro - anche perché vengono dopo un attento monitoraggio pubblico, nel primo anno con uno sforzo trimestrale, dell'attuazione della riforma. È cosa rara nella valutazione delle politiche pubbliche, ma una buona pratica che intendiamo rendere prassi comune alle azioni di riforma che mettiamo in campo".