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Trattamento previdenziale dei lavoratori migranti inviati all'estero o provenienti dall'estero

In Italia, come negli altri Paesi, inviare un lavoratore all'estero significa non solo dover risolvere i problemi logistici e quelli legati ai visti d'ingresso o ai permessi di soggiorno, ma anche provvedere alla tutela previdenziale ed assistenziale di questi soggetti e dei componenti della loro famiglia, sia che li accompagnino, sia che restino in patria.           

Garantire al lavoratore la continuità contributiva previdenziale, assicurargli che lavorare all'estero non comporta conseguenze negative sui suoi diritti alle prestazioni previdenziali, contribuisce non poco a rendere effettivo quel principio della libera circolazione che è alla base dei Trattati europei.

La normativa internazionale in materia di sicurezza sociale attua il coordinamento delle legislazioni interne degli Stati contraenti e, pertanto, non intacca la libertà degli Stati di determinare la propria legislazione di sicurezza sociale. La materia è disciplinata da apposite convenzioni bilaterali con alcuni Stati extra-comunitari (Argentina, Australia, Brasile, Canada-Québec, Capo Verde, Stati nati dal dissolvimento della ex-Jugoslavia, Jersey e Isole del Canale, Israele, Principato di Monaco, Repubblica di Corea, Repubblica di San Marino, Santa Sede, Stati Uniti d'America, Tunisia, Turchia, Uruguay, Venezuela) e, in ambito UE, dal Regolamento n. 883/2004 (GUCE L 200 del 7 giugno 2004) e dal Regolamento 987 del 16 settembre 2009 (GUUE L 284 del 30 ottobre 2009). Per ogni dettagliata informazione in proposito si rinvia alla sezione dedicata del sito della Commissione europea.

Per quanto riguarda le richieste di accordo ai fini della determinazione della legislazione applicabile, ai sensi dell'art. 16 del Regolamento 883/2004, che sostituisce l'art.17 del Regolamento 1408/71, queste dovranno essere inoltrate alle Direzioni Regionali INPS designate.

Il Regolamento 883/2004 è stato esteso ai cittadini di stati terzi con il Regolamento 1231/10 del 24 novembre 2010  e, dal 1° aprile 2012, anche ai rapporti con la Svizzera. Gli Stati aderenti allo Spazio Economico Europeo (Norvegia, Islanda, Liechtenstein) applicano il nuovo Regolamento a partire dal 1° giugno 2012.

La tutela previdenziale italiana è garantita anche ai lavoratori distaccati dall’Italia in Paesi extra comunitari con i quali non vigono convenzioni di sicurezza sociale, in applicazione del Decreto Legge 31 luglio 1987, n.317, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 1987, n.398. Tale normativa prevede l’obbligo di iscrizione in Italia alle seguenti assicurazioni sociali:

Invalidità, vecchiaia e superstiti, tubercolosi, disoccupazione involontaria, infortuni sul lavoro e malattie professionali, malattia e maternità.

Ai sensi dell’art. 4 della citata Legge 398/87, i contributi vengono versati sulla base di retribuzioni convenzionali stabilite annualmente con Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze. Le retribuzioni convenzionali per il 2016 sono state fissate con Decreto 25 gennaio 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 24 del 30 gennaio 2016.

Per consultare la normativa di riferimento vai al sito archeologico.