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Contratto di collaborazione coordinata e continuativa

Il Decreto legislativo n.81/2015 ha previsto, dal 1° gennaio 2016, l'applicazione della disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione ove si concretizzassero in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative ed organizzate dal committente rispetto al luogo e all'orario di lavoro.

Il successivo Decreto-legge n.101/2019, (convertito con modificazioni in L. n. 128/2019) ha esteso il campo di applicazione della disposizione contenuta nel d.lgs. n. 81/2015: è ora previsto che la disciplina del rapporto di lavoro subordinato si applichi anche ai rapporti che si concretano in prestazioni di lavoro "prevalentemente" personali (e non più, quindi, "esclusivamente" personali); è, inoltre, venuto meno il riferimento "ai tempi e ai luoghi di lavoro", relativo al modo in cui il committente può organizzare le modalità di esecuzione della prestazione.

I suddetti tre requisiti (personalitàcontinuità ed etero-organizzazione) devono essere contemporaneamente presenti (circolare INL n. 7 del 30/10/2020).

Ciò vale anche qualora le modalità di esecuzione della prestazione siano organizzate mediante piattaforme, comprese quelle digitali (art. 2, comma 1).

Le parti possono richiedere alle commissioni di certificazione di attestare l'assenza dei requisiti ostativi suddetti. Il lavoratore, in questa fase, può farsi assistere da un rappresentante dell'associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato o da un avvocato o da un consulente del lavoro (art. 2, comma 3).

L'estensione della disciplina propria del rapporto di lavoro subordinato non opera, tuttavia, nei seguenti casi (art. 2, comma 2):

  • per le collaborazioni individuate dalla contrattazione collettiva nazionale, siglata dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, anche per venire incontro a particolari esigenze produttive ed organizzative del settore di riferimento;
  • per le prestazioni intellettuali rese da soggetti iscritti ad Albi professionali;
  • per le attività prestate dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dei partecipanti ai collegi ed alle commissioni, esclusivamente in relazione alle loro funzioni;
  • per le prestazioni rese a fini istituzionali nelle associazioni sportive e dilettantistiche riconosciute dal CONI;
  • per le collaborazioni prestate nell'ambito della produzione e della realizzazione di spettacoli da parte delle fondazioni di cui al Decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367;
  • per le collaborazioni degli operatori che prestano le attività di cui alla Legge 21 marzo 2001, n. 74 recante disposizioni in materia di attività svolta dal Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (CNSAS).

Inoltre, al fine di promuovere la stabilizzazione dell'occupazione, i datori di lavoro che assumono con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato coloro con cui hanno avuto un precedente rapporto di collaborazione, anche a progetto, o i titolari di partita IVA con cui hanno intrattenuto un rapporto di lavoro autonomo, godono del beneficio dell'estinzione degli eventuali illeciti amministrativi, contributivi e fiscali legati all'erronea qualificazione dei rapporti di lavoro precedenti (art. 54, commi 1 e 2).

Il datore di lavoro che intende beneficiare di questa "sanatoria" deve sottoscrivere con il lavoratore un verbale di conciliazione stragiudiziale - in una delle sedi di cui all'art. 2113, quarto comma, del Codice civile, o presso le commissioni di certificazione - e non potrà recedere dal rapporto di lavoro nei dodici mesi successivi all'assunzione, salvo che per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo (art. 54 comma 1, lett. a e b).

Alle pubbliche amministrazioni non trova applicazione l'art. 2, comma 1, del D. lgs. 81/2015, bensì l'art. 7, comma 5bis, del Decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Tale disposizione prevede, dal 1° luglio 2019, il divieto di collaborazioni che si concretizzino in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro. La violazione del divieto determina però la nullità del contratto stipulato e non l'instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato con la pubblica amministrazione interessata.

Infine, si ricorda che dal momento dell'entrata in vigore del Decreto legislativo n. 81/2015 (25 giugno 2015) non è più consentita la stipulazione di contratti di collaborazione coordinata e continuativa a progetto, essendo intervenuta l'abrogazione degli articoli 61-69 bis del Decreto legislativo n. 276/2003 che hanno continuato a essere applicabili solo ai contratti ancora in essere a tale data (art. 52).