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Dichiarazione delle Consigliere Nazionali di Parità in merito alla condizione di lavoratrice madre

14 maggio 2019

​"Ogni anno, le Consigliere di Parità provinciali e regionali consegnano il report dell'attività annuale prevista dalla normativa e che attiene al loro ruolo di verifica e di controllo.

I report, ogni anno, vedono al primo posto delle motivazioni della discriminazione subita l'allontanamento dal posto di lavoro a causa della scelta di maternità. La piaga delle "dimissioni in bianco" è in grande parte superata dalla normativa approvata col Jobs Act, ma permangono molti altri comportamenti che di fatto discriminano in modo indiretto la lavoratrice.

Così come tutti gli anni, il nostro Ispettorato Nazionale del Lavoro presenta, insieme alle Consigliere di Parità Nazionali, la Relazione annuale sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri ai sensi dell'art. 55 del D. Lgs. n. 151/2001.

Come è noto, nella scheda che deve essere riempita e licenziata dall'Ispettorato ci sono le domande che attengono alle motivazioni che hanno portato la lavoratrice o il lavoratore a questa importante e dolorosa decisione.

Il ventaglio delle domande, di recente aggiornato, tende a comprendere fino in fondo la natura della decisione e aiuta a inquadrare questa decisione, presa in un periodo lavorativo durante il quale la lavoratrice gode di tutte le coperture previste dalla legge sulla maternità.

Quest'anno, la motivazione più segnalata è stata la mancanza di sostegno familiare, seguita dall'elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato e il suo mancato accoglimento al nido.

In altre parole, si evidenzia che siamo in presenza di due fenomeni che devono essere combattuti, sia l'accesso al lavoro per le donne ma anche la permanenza sul posto di lavoro al momento della maternità, se vogliamo che le donne non si allontanino dal posto di lavoro.

È il momento di dire forte e chiaro che questo non è un problema soltanto delle donne, ma è un problema di tutti, del Paese in generale.

Combattere stereotipi culturali che condizionano scelte e comportamenti sia delle donne nel momento in cui scelgono un percorso lavorativo non in base alle proprie competenze e saperi - ma traguardando lo scenario che si presenta loro nel momento della scelta di maternità - sia dei datori di lavoro, che attribuiscono solo alla donna l'onere della cura nel momento della scelta di maternità, ma non anche all'uomo e quindi la giudicano più vulnerabile rispetto agli impegni lavorativi.

È del tutto evidente che non può bastare la buona volontà di qualcuno o il sacrificio di qualcun altro, ma che, come si rileva da questi report, è necessario che le misure per il sostegno alla scelta di genitorialità abbiano la logica di combattere questi stereotipi superando la frammentazione degli attuali strumenti di sostegno, definendo politiche strutturali ed efficaci per sostenere sia l'occupazione femminile sia la scelta di genitorialità.

Sempre più, quindi, occorre promuovere un sistema di relazione e coordinamento tra il sistema dei servizi e delle prestazioni sociali, in modo da avere la necessaria flessibilità per dare risposte alle diverse esigenze di ciascun nucleo familiare.

La leva fiscale, i sussidi monetari, l'assistenza dovrebbero essere pensate in modo complementare, integrato e coerente se si vuole che si arrivi veramente ai bisogni dei cittadini.

Ma, nell'assoluta convinzione che il nostro Paese ha bisogno che anche le donne lavorino e possano mettere a frutto le competenze e i saperi acquisiti negli anni, è urgente che siano attuate le misure previste nella programmazione di governo e che sono state discusse a Bucarest, dove appunto si è posto il problema del superamento di quella condizione nella quale, a un certo punto della loro vita, si trovano quasi sempre le donne: quella cioè di dover scegliere fra maternità e occupazione e che tipo di occupazione.

Affrontare allora la segregazione verticale e orizzontale, cominciando con azioni concrete sulle quali lavorare fin da subito, permettendo per esempio una maggiore flessibilità nel congedo parentale rispetto a quella di cui possono oggi usufruire i genitori, ma anche sostenendo l'utilizzo dello smart working prioritariamente per le donne, valorizzando le sperimentazioni fin qui fatte e proseguire con la campagna per l'orientamento alla scelta delle materie STEM come ambito di occupazione privilegiato nel mercato del lavoro, ma nel quale sembrerebbe non avere cittadinanza la donna".

 

Francesca Bagni Cipriani, Consigliera Nazionale di Parità
Serenella Molendini, Consigliera Nazionale di Parità supplente