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Poletti: “Non possiamo respingere l’avanzamento tecnologico”

12 ottobre 2016

"È necessario governare i processi di cambiamento nel mondo del lavoro, evitando fenomeni di dumping. Non possiamo respingere l'avanzamento tecnologico. Non si può bloccare il cambiamento e il progresso, ma dobbiamo gestire i cambiamenti che possono creare una spaccatura nella società". Così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, intervenendo alla Camera durante il convegno "Il lavoro nel futuro - Il contributo dell'Italia alla riflessione dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL)".

Alla presenza dei vertici delle parti sociali e delle Istituzioni, moderati dall'onorevole Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, sono intervenuti Maurizio Sacconi, presidente della Commissioni Lavoro e Previdenza Sociale del Senato; Guy Ryder, direttore generale dell'OIL; Eugenio Gaiotti, Capo Dipartimento Economia e Statistica Banca d'Italia; Tito Boeri, Presidente INPS; Massimo De Felice, Presidente INAIL; Giorgio Alleva, Presidente ISTAT.

Ogni tentativo di resistere all'innovazione non può essere considerato plausibile. La sfida consiste nel gestire il cambiamento, garantendo che i benefici derivanti dall'utilizzo delle nuove tecnologie, fondate sulla conoscenza e capacità avanzate, siano diffusi all'interno dei paesi e nel contesto internazionale. Il dibattito di oggi segna l'avvio della riflessione sul futuro del lavoro, considerato colonna portante del centenario dell'OIL che ricorrerà nel 2019. "L'economia globale sta affrontando grandi sfide ma anche grandi pericoli. La crescita economica globale rimane tendenzialmente inferiore rispetto alla situazione antecedente alla crisi finanziaria del 2008. In questo scenario è naturale che bisogna sforzarsi per far crescere l'economia e il lavoro" ha detto Guy Ryder nel suo intervento. "La tecnologia e la IV rivoluzione industriale, la demografia, il cambiamento climatico e la globalizzazione sono i motori del cambiamento del mondo del lavoro. L'influenza della tecnologia sul lavoro non deve limitarsi ad un aspetto quantitativo, ma bisogna pensare all'elemento qualitativo cioè alla capacità di modificare il modo in cui il lavoro viene fatto".

"L'Italia ha lanciato già il piano Industria 4.0 – ha sostenuto Poletti – che vede la partecipazione del settore privato e pubblico per gestire la rivoluzione tecnologica. Il Ministero del Lavoro spenderà il massimo delle energie per cercare di costruire le linee d'azione per la nuova stagione del lavoro. Il sistema di welfare italiano è costruito su una figura di lavoratore dell'industria a tempo pieno, che resta a lungo nello stesso posto. Ma la prospettiva non è questa. Dobbiamo interrogarci se gli strumenti utilizzati sono in grado di garantire equilibrio e tenuta. Chi si affaccia adesso nel mondo del lavoro rischia una discriminazione sul versante della conoscenza. A tal fine la scelta del nostro Paese di costruire un sistema di alternanza scuola-lavoro è molto importante".  

Il ministro, infine, ha condiviso l'impostazione del rapporto dell'OIL: "Lavoro e giustizia sociale sono strettamente correlati. Se non saremo in grado di pensare ad un buon futuro del lavoro non possiamo pensare ad un buon futuro della giustizia sociale".