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Sport e integrazione, accordo fra il Ministero del Lavoro ed il CONI

4 febbraio 2015

Si è svolta oggi nel Salone d'Onore del CONI, alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, la presentazione dell'Accordo di Programma per la promozione delle politiche di integrazione nello sport che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il CONI rinnovano per il secondo anno.

L'Accordo sottoscritto nel 2014 mirava a costruire una cooperazione per lo sviluppo di azioni finalizzate a favorire l'integrazione sociale dei migranti di prima e seconda generazione e a contrastare le forme di discriminazione razziale e di intolleranza. Tra le attività realizzate, la redazione del Manifesto "Sport e Integrazione: la vittoria più bella", curato da un Comitato tecnico-scientifico composto da esponenti del mondo sportivo, culturale e sociale, la realizzazione di una campagna di sensibilizzazione, il Concorso on line "Fratelli di sport".

Con l'obiettivo di continuare il percorso intrapreso, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il CONI hanno deciso di rinnovare e ampliare l'Accordo di Programma per la promozione delle politiche di integrazione nello sport. Le novità per il 2015 riguardano tre ambiti di intervento: il diritto di Cittadinanza Sportiva, ovvero la promozione di un percorso in grado di rimuovere i fattori che differenziano i giovani italiani e quelli provenienti da un contesto migratorio nell'accesso e nella pratica dell'attività sportiva; la Campagna Educativa, che sarà rivolta alle scuole primarie nell'ambito del progetto di "Alfabetizzazione Motoria – Sport di Classe", mirata a rafforzare negli alunni la consapevolezza dei valori del Manifesto; le "Buone Pratiche", ovvero le esperienze positive in materia di sport e integrazione che il progetto mira a raccogliere, valorizzare e diffondere attraverso una call rivolta a tutte le realtà sportive.

Giovanni Malagò, Presidente del CONI, ha sottolineato l'orgoglio dello sport italiano per il rinnovo dell'Accordo. "È un progetto che ci sta molto a cuore e con il Ministero c'è una piena condivisione di obiettivi. Attraverso questo percorso intendiamo raggiungere pari opportunità di accesso alla pratica e alle competizioni sportive, per ottenere un risultato importante anche sotto il profilo sociale".

"Confermo il pieno impegno del Governo per lo sviluppo di azioni sul piano sociale – ha dichiarato il Ministro Poletti - in questo contesto, lo sport diventa fondamentale con il suo ruolo di anticipatore dei mutamenti sociali.  In quest'ottica siamo giunti al secondo round di Sport e Integrazione dopo che il primo step ha funzionato. Il Ministero vuole dedicare energie a creare un senso di comunità, aumentare il senso di responsabilità e rimuovere gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento di una piena cittadinanza sportiva. Per ottenere questo obiettivo vogliamo lavorare insieme al mondo della scuola, al Coni e alle Federazioni. Lungo tale percorso, lo sport è un punto di riferimento importante perché permette l'autodeterminazione di un atleta, ossia della persona stessa, in un contesto di squadra e quindi di comunità. Lo sport dà una grande forza nel costruire la comunità sia in senso civico, sia in senso ginnico, sia da un punto di vista delle relazioni sociali".

 Natale Forlani, Direttore Generale dell'immigrazione e delle politiche di Integrazione, ha sottolineato che "i due elementi qualificanti del progetto Sport e Integrazione sono la cittadinanza sportiva e l'esaltazione dei processi positivi che già esistono nella comunità italiana. Infatti lo sport è anticipatore di processi sociali di cambiamento. Questo mondo è capace di cogliere i forti mutamenti della nostra comunità, dove vivono un milione di minori stranieri, di cui più della metà nati in Italia. Questo non significa, però, che non ci sia bisogno di una forte identità: nello sport, per esempio, c'è la bandiera, che connota una comunità e la sua storia. Tuttavia ci vogliono dei marcatori forti e la cittadinanza sportiva, di questi, è sicuramente il principale".

Presenti alla conferenza anche Josè Bencosme De Leon, Ivan Mach Di Palmstein, Jean Jacques Nkouloukidi, Kevin Ojiaku - quattro atleti delle Fiamme Gialle che hanno raccontato la loro esperienza di giovani con background migratorio: "Nello sport si sono fatti passi enormi rispetto all'integrazione. Siamo uniti dalla disciplina, che è capace di abbattere qualsiasi muro. Lo sport e la scuola rappresentano i fattori fondamentali per l'inclusione, così come fondamentale è il ruolo della comunità".

L'Olimpionica Diana Bianchedi ha infine ricordato come l'integrazione avvenga naturalmente nel mondo sportivo, sia in virtù del ruolo che viene riconosciuto a ciascuno all'interno di un gruppo o di una squadra, sia perché nella pratica sportiva si è uniti da obiettivi comuni e condivisi.