
Tra gennaio e aprile 2026 il premio medio annuale corrisposto a ciascun lavoratore è passato da 1.712 a 1.794 euro, con un aumento di oltre 80 euro rispetto alla rilevazione al 15 gennaio del report “Deposito contratti” del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, attivato a seguito del Decreto interministeriale 25 marzo 2016 e relativo alla detassazione dei premi di produttività. Un incremento che porta a 189 euro la crescita degli importi corrisposti rispetto al 15 dicembre 2025.
A beneficiare di queste somme sono più di 3,2 milioni di lavoratori (3.295.731) dipendenti di aziende in cui si applicano contratti che prevedono premi di produttività o partecipazione agli utili.
Su questi premi - riconosciuti ai dipendenti del settore privato, titolari di un rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato e con un reddito da lavoro dipendente non superiore a 80mila euro nell’anno precedente – nel 2026 si applica un’aliquota di tassazione pari all’1% fino a un massimo di 5.000 euro lordi, per effetto della detassazione prevista dall’ultima Legge di Bilancio. Si ricorda che i premi collegati ai contratti che prevedono premi di risultato e partecipazione agli utili di impresa avevano già beneficiato di una riduzione dell’aliquota dal 10 al 5% con la Manovra per il 2023 (articolo 1, comma 63, della Legge n. 197/2022); la misura era stata poi confermata nella Manovra per il 2024 (articolo 1, comma 18, Legge n. 213/2023) e prorogata dalla Legge di Bilancio per il 2025 (articolo 1, comma 385, Legge n. 207/2024).
Al 15 aprile 2026 sono 10.878 i contratti attivi e 120.499 quelli depositati presso il Ministero del Lavoro. Tra quelli attivi, la maggior parte è un contratto aziendale (9.652), con una quota residuale di contratti territoriali (1.226). Dei 10.878contratti attivi, 8.817 si propongono di raggiungere obiettivi di produttività, 6.864 di redditività, 5.959 di qualità, mentre 1.013 prevedono un piano di partecipazione e 7.151 prevedono misure di welfare aziendale.
Il 47% è attribuibile ad aziende con meno di 50 dipendenti, il 37% a quelle oltre i 100 dipendenti e il 16% a realtà con un numero di dipendenti compreso fra 50 e 99. Il 65% dei contratti attivi è attribuibile al settore dei servizi e il 34% all’industria, mentre risulta residuale il comparto agricolo, cui afferisce solo l’1% dei contratti attivi. Si osserva, infine, una forte componente dei contratti attivati nel Nord Italia (71%).
