Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Ufficio Stampa
Dopo 20 anni di immobilismo l'Italia riparte
Dichiarazione del Sottosegretario Massimo Cassano
Soldi alle Forze dell'Ordine; mezzo miliardo alle famiglie; zero tasse sui nuovi assunti; via la scure sull'Irap; fisco amico per partite Iva. La differenza tra la finanziaria 2014 e quella del 2015 è che ci sono 18 miliardi di tasse in meno. Tutto qui. L'Italia riparte. L'ha detto il premier Matteo Renzi e lo sottoscrivono tutti gli italiani di buon senso che ora vedono un futuro per il Paese.
Con la legge di stabilità il governo ha fatto quel che gli altri avevano più o meno solo promesso per vent'anni lasciando invece di fatto l'Italia nell'immobilismo.
Adesso sono stati in un colpo solo confermati i fondi per l'alleggerimento di peso del fisco e del costo del lavoro per le imprese: quelli per la stabilizzazione del bonus da 80 euro, per rafforzare gli sgravi per le famiglie numerose, per azzerare la componente costo del lavoro dell'Irap. Ci sono i soldi per la decontribuzione per le nuove assunzioni a tempo indeterminato a tutele crescenti. Ci sono poi risorse per i nuovi ammortizzatori sociali e il rinnovo dell'ecobonus e del bonus ristrutturazioni immobiliari e acquisto mobili. Spuntano anche risorse per il credito d'imposta per la ricerca e l'innovazione, per assumere precari nella scuola per la necessità di far fronte alle cosiddette spese indifferibili e di disinnescare la clausola fiscale da 3 miliardi ereditata dal Governo Letta, che avrebbe tagliato le agevolazioni fiscali.
Le riforme pur nell'ambito della salvaguardia delle regole fondanti di una moderna democrazia, sono l'unica strada per far uscire l'Italia dalla conservazione, dalla stagnazione. Il Paese è fermo da 20-25 anni e ora chiede certezze di regole e tempi a chi investe e l'abolizione di una miriade di piccoli feudi che campano succhiando il sangue e frenando la macchina dello sviluppo.
Adesso è necessario andare oltre: alleggerire la macchina burocratica, riformare la giustizia, ripensare profondamente il ruolo del Senato ed anche le relazioni tra tutti gli enti territoriali della Repubblica: questo è quanto ci viene chiesto. Se si vuole cambiare il Paese bisogna mostrare coraggio e mettere in atto quella "rivoluzione pacifica" necessaria a voltare pagina.
Roma, 16 ottobre 2014
