D'Antona: ricordarlo vuol dire sentire il dovere di dare un futuro a questo Paese - Dichiarazione della Sottosegretaria Bellanova

20 Mag 2015

 

 

 

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Ufficio Stampa

 

D'Antona: ricordarlo vuol dire sentire il dovere di dare un futuro a questo Paese

 Dichiarazione della Sottosegretaria al Lavoro Teresa Bellanova

 

"Massimo D'Antona non era solo un giurista, o un docente di dritto del lavoro. Era un intellettuale, un uomo di profondissima sensibilità e capacità di analisi. Uno sguardo lungo, per cogliere le dinamiche di trasformazione profonda dell'idea stessa di lavoro e di mercato. Quando guardava 'al lavoratore concreto, in carne ed ossa, al suo progetto di lavoro e di vita, più che al lavoro attualmente massificato di cui per lo più ancora oggi ci parlano leggi e contratti'. Quando affermava: 'Nelle società europee la produttività cresce, e con essa la ricchezza e la quantità di beni a disposizione, ma il lavoro se ne va', e quando avvertiva: 'L'ordine sociale va riprogettato in funzione del dato inconfutabile che, se la produzione risparmia lavoro, la società continua ad averne un grande bisogno, nella gamma crescente di servizi alle persone e in quelli a favore delle conservazioni e della riproduzione dell'ambiente naturale e culturale in cui viviamo, e nelle maggiori quantità di tempo liberato dal lavoro totale come destino'.

Ricordarlo a sedici anni dalla morte significa provare ancora lo stesso dolore e lo stesso sgomento per l'uccisione di un mite e rigoroso servitore dello Stato e perché si riapriva una stagione tragica, quella del terrorismo, che credevamo finita per sempre. La stagione in cui occuparsi di lavoro poteva voler dire pagare con la vita". Così la Sottosegretaria al Lavoro Teresa Bellanova ricorda Massimo D'Antona, il giuslavorista assassinato dalle Br nel maggio del 1999.

"E significa riscoprire il valore e la ricchezza dell'intelligenza analitica, della necessità di cogliere in concreto e con rigore scientifico il processo del cambiamento, di dire del lavoro senza retorica e senza false mitologie. Per essere capaci di restituire a questo Paese, ai suoi giovani, alle sue donne, un futuro degno di questo nome".

 

Roma 20 maggio 2015