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Tirocini formativi

Il tirocinio consiste in un periodo di formazione e orientamento al lavoro e non si configura come un rapporto di lavoro.

Il cittadino straniero non comunitario che si trova all'estero e che, per finalità formativa, vuole attivare presso aziende del nostro Paese un rapporto di tirocinio, funzionale al completamento di un percorso di formazione iniziato nel suo Paese, deve richiedere presso le Rappresentanze diplomatico-consolari italiane dove risiede, un visto di ingresso per motivi di studio/formazione che viene rilasciato nei limiti di un contingente triennale determinato con Decreto Interministeriale 24 luglio 2017

Il cittadino straniero non comunitario deve unire alla richiesta di visto la Convenzione con allegato il Progetto Formativo, che definisce gli obiettivi formativi da conseguire nonché le modalità di attuazione, redatto sulla base degli standard minimi individuati dalle "Linee guida in materia di tirocini per le persone straniere residenti all'estero" approvate con Accordo Stato-Regioni e Province Autonome del 5 agosto 2014, vistato dall'autorità competente ai sensi dei singoli ordinamenti regionali. Deve essere previsto, oltre agli ordinari obblighi, anche quello di fornire al tirocinante idoneo vitto ed alloggio, nonché l'obbligo, nei confronti dello Stato, di pagare le spese di viaggio per il suo rientro nel Paese di provenienza.

Al tirocinante viene concesso un permesso di soggiorno per motivi di studio/tirocinio che potrà convertire al termine del tirocinio, all'interno di quote determinate dal Decreto Flussi, in permesso di lavoro subordinato previa presentazione di idonea documentazione di lavoro.

Il cittadino straniero non comunitario già presente in Italia con un regolare permesso di soggiorno che abilita al lavoro può, invece, svolgere tirocini formativi alle stesse condizioni previste per gli italiani.