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Integrazione Rom, Sinti e Caminanti

Migliorano significativamente anche la partecipazione alle uscite scolastiche ed alle attività extrascolastiche e la partecipazione dei genitori e in generale della famiglia alle riunioni di classe, ai colloqui sia formali sia informali con gli insegnanti e al ritiro della pagella dell'alunno.

Nella seconda annualità di progetto si conferma il carattere sperimentale dell'iniziativa. La sperimentalità si realizza in diversi aspetti: nell'impianto organizzativo e nell'approccio di sistema (attivazione dei Tavoli locali e delle Équipe multidisciplinari), nell'impulso dato all'ente locale affinché si riappropri delle problematiche dei minori RSC in stretta collaborazione con l'istituzione scolastica, nell'attuazione di un unico progetto nazionale sviluppato su diversi territori che hanno la possibilità di dialogare e confrontarsi, nel tentativo di fornire un sistema di valutazione comparabile che accompagni in itinere gli interventi.

Non ultimo e sicuramente più importante il fatto che il progetto, almeno in una sua parte, quella relativa alla scuola, sia indirizzato a tutti i bambini, gli insegnanti e le famiglie e non solo alla comunità RSC, e sia pensato come una risorsa condivisibile.

Operativamente, anche nella seconda annualità, il progetto si è sviluppato con una serie di azioni concentrate in due ambiti di vita dei bambini e adolescenti rom e sinti: la scuola e il campo/contesto abitativo, confermando l'idea guida che scuola e famiglia siano centrali e imprescindibili nel definire il percorso di inclusione dei bambini e degli adolescenti.

Le attività della seconda sperimentazione, svolte in 11 città riservatarie, hanno coinvolto 36 scuole di cui 26 del ciclo della primaria e 11 della secondaria di primo grado. In totale hanno partecipano alle attività 87 classi, 67 per il ciclo della primaria e 20 della secondaria di primo grado. Nel complesso gli alunni coinvolti sono oltre 1800, tra loro 280 sono alunni RSC.

Gli esiti della seconda sperimentazione restituiscono una situazione di miglioramento della rete dei servizi territoriali e l'aumento dell'autonomia da parte delle famiglie nella fruizione dei servizi (soprattutto socio-sanitari), avviando un percorso di autonomia significativo di accesso delle strutture dedicate a tutta la popolazione.

Partendo dall'esperienza e dal riconoscimento delle grandi capacità che in questi anni la scuola ha messo in campo per rispondere alle mutate caratteristiche dell'utenza e ai cambiamenti sociali, si offrono strumenti per potenziarla, affinché diventi ancora più capace di sostenere le scelte delle famiglie di investire in istruzione, di essere più inclusiva per tutti, di essere luogo di partecipazione effettiva di tutti gli alunni e delle loro famiglie, in specifico degli alunni e delle famiglie RSC.

Per far questo, una particolare attenzione è posta al miglioramento del clima scolastico nelle sue due componenti legate all'interazione fra soggetti diversi e, a elementi di tipo organizzativo e gestionale della classe, puntando su strumenti quali il cooperative learning, il learning by doing e le attività laboratoriali. Si conferma la scelta di attuare il progetto nelle prime classi della scuola primaria o secondaria di I grado.

Il presupposto che muove il progetto è l'ipotesi per cui, rappresentando la scuola il contesto di socializzazione e inclusione principale per i bambini RSC e non solo, un contesto scolastico accogliente e un processo di apprendimento che parta dalla valorizzazione delle competenze e del sistema valoriale dei bambini porta benefici sia relazionali sia cognitivi non soltanto al target specifico di bambini RSC ma all'intero sistema scuola. L'intento è quello quindi di creare un ambiente scolastico favorevole all'apprendimento cooperativo (cooperative learning) e all'integrazione interculturale.

A partire da questa ipotesi le attività che si stanno realizzando nel contesto scolastico sono:

  1. la formazione-supervisione per le/gli insegnanti;
  2. le attività di cooperative learning in classe;
  3. le attività laboratoriali.

 

  1. La formazione-supervisione assolve allo scopo di approfondimento di temi "propedeutici alla progettazione e realizzazione delle attività (conoscenza del contesto di vita socioculturale della comunità RSC locale, principi base del metodo del cooperative learning e del learning by doing), alla progettazione stessa delle attività, siano esse di laboratorio o di cooperative learning, alla riflessione sulle attività realizzate, sulle difficoltà incontrate e sulle potenzialità degli strumenti utilizzati, alla riprogettazione in itinere delle attività stesse, al confronto su principi, metodologie, strumenti utilizzati, fino alla "diffusione" ed alla messa a comune degli obiettivi e dei risultati raggiunti dal progetto.
  2. Le attività di cooperative learning sono finalizzate allo sviluppo di concetti quali: interdipendenza positiva, cooperazione tra pari, valorizzazione delle differenze e delle peculiarità di ciascuno, miglioramento del clima di apprendimento; valorizzazione delle competenze specifiche di ogni allievo.
  3. Le attività laboratoriali intendono valorizzare competenze acquisite in ambiti extrascolastici dai bambini, allo scopo di armonizzare i mondi educativi e affettivi (scuola-casa-società). Le attività proposte hanno il compito primario, al di là dei contenuti espressi, di sviluppare competenze relazionali, comunicative e di gestione efficace del conflitto, attraverso attività ludiche che stimolino nei bambini/ragazzi la motivazione all'apprendimento e all'interdipendenza positiva, attività che abbiano contenuti e modalità interculturali atte a valorizzare le specificità di ognuno e la ricchezza dello scambio.

La terza sperimentazione avviata nell'autunno del 2015 vede il coinvolgimento di 12 città riservatarie e riprogetta le attività articolandole alla luce delle priorità emerse dalla seconda sperimentazione, quindi:

  • affrontare in modo pratico ed esperienziale le varie tematiche, sia all'interno del contesto abitativo che all'esterno;
  • maggiore integrazione tra le due aree di intervento (scuola e campo);
  • incremento del numero di operatori e del monte ore per il lavoro al campo e l'accesso ai servizi;
  • azione di advocacy sui disservizi e comportamenti inappropriati del personale medico e paramedico;
  • progettazione di campagne sulla salute e sulla prevenzione, legata a temi che intercettino le esigenze delle popolazioni in oggetto, da realizzare presso i contesti abitativi con personale socio sanitario esperto;
  • previsione di uno sportello legale di supporto alle attività (per esempio in accordo con l'associazione ASGI) ;
  • coinvolgimento più stretto degli attori della "rete" (Istituzioni, servizi ecc.) ;

 

Studi e Statistiche

Rapporto finale prima annualità 2013-2014

Report finale II annualità 2014- 2015

 

L'Ufficio che se ne occupa

Direzione Generale per la Lotta alla povertà e per la programmazione sociale

Divisione IV - Programmazione sociale. Segretariato della Rete della protezione e dell'inclusione sociale. Gestione e programmazione dei trasferimenti assistenziali. Politiche per l'infanzia e l'adolescenza