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Controversie collettive di lavoro

La Divisione VI della Direzione Generale dei Rapporti di lavoro e delle relazioni industriali svolge le seguenti attività:

1 - Attività di mediazione e conciliazione nelle controversie collettive nazionali di lavoro che derivano da situazioni aziendali con ricadute occupazionali.

La attività di mediazione e conciliazione nelle controversie collettive nazionali di lavoro che derivano da situazioni di crisi aziendali con esubero di personale riguarda:

a) le procedure di esame congiunto di rilevanza nazionale necessarie per la successiva presentazione - alla Direzione Generale degli Ammortizzatori sociali e della formazione - delle domande di autorizzazione del trattamento di integrazione salariale straordinaria per riorganizzazione aziendale e crisi aziendale ai sensi del D.lgs. 148/2015 - entrato in vigore il 24 settembre 2015 - che ha abrogato il d.p.r. 218/2000. Le procedure di esame congiunto si svolgono presso la Divisione VI del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nei casi in cui gli interventi di integrazione salariale straordinaria che l'impresa intende richiedere riguardano unità produttive aziendali che si trovano in più regioni (art. 24, comma 2 del D.lgs. 148/2015). L'impresa o i soggetti sindacali previsti dall'art. 24, comma 1 del D.lgs. 148/15 presentano domanda, in forma libera, per svolgere la procedura di esame congiunto. Nella domanda devono essere indicate le cause di sospensione o riduzione dell'orario di lavoro, le modalità e la durata prevedibile dell'intervento di integrazione salariale e il numero dei lavoratori interessati dalla sospensione o riduzione di orario. Alla Divisione VI devono essere trasmesse anche le domande finalizzate alla sottoscrizione di accordi, di rilevanza nazionale, di Cassa integrazione guadagni in deroga alla normativa vigente.

b) le procedure di licenziamento collettivo previste dalla Legge 223/1991 successive modifiche e integrazioni.

Le procedure suindicate ai punti a) e b) si concludono con verbale di accordo o mancato accordo.

2 - Attività di mediazione nei tentativi preventivi di conciliazione di rilevanza nazionale per l'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. La procedura conciliativa deve concludersi, di regola e fatte salve le specifiche regolamentazioni di settore (consultabili sul sito della Commissione di garanzia - discipline di settore), entro 5 giorni lavorativi, a partire dalla presentazione della domanda sindacale.
Le procedure di conciliazione si concludono con verbale di accordo o mancato accordo.

3 - Attività di mediazione nelle trattative per i rinnovi dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, che la Divisione VI svolge su richiesta delle organizzazioni rappresentative dei datori di lavoro e dei lavoratori, quando le stesse non riescono a concludere positivamente, in sede sindacale, il rinnovo dei contratti scaduti.

4 - Attività di monitoraggio e statistica che riguarda i verbali di accordo e di mancato accordo, che concludono le controversie collettive nazionali di lavoro.

Principali normative di riferimento:

Trattamento straordinario di integrazione salariale

Il D.lgs. 14 settembre 2015, n. 148 è entrato in vigore il 24 settembre 2015.

L'art. 46, comma 1 del D.lgs. n. 148/2015, ha abrogato:

  • il d.p.r. 10 giugno 2000, n. 218 (contenente disposizioni sulla semplificazione del procedimento per la concessione del trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria e di integrazione salariale a seguito della conclusione dei contratti di solidarietà);
  • gli artt. 1 e 2, e gli artt. 12, 13 e 14 della Legge 223/91 successive modifiche e integrazioni (contenenti norme in materia di intervento straordinario di integrazione salariale e di contratti di solidarietà);
  • gli artt. 1 e 2 del Decreto legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito con modificazioni dalla Legge 19 dicembre 1984, n. 863 (disciplina del contratto di solidarietà).

La nuova disciplina sulle integrazioni salariali straordinarie è contenuta nel Titolo I, Capo III, artt. 19 e seguenti del D.lgs. 148/15, che deve coordinarsi con le Disposizioni generali previste dal Titolo I, Capo I, dello stesso D.lgs.

In particolare, l'art. 21 comma 1 prevede tre causali d'intervento straordinario di integrazione salariale:

a. causale di riorganizzazione aziendale, che ricomprende anche le causali di ristrutturazione e riconversione aziendale, previste dall'abrogato art. 1 della Legge 223/91 successive modifiche e integrazioni;

b. causale di crisi aziendale, ad esclusione, a partire dal 1° gennaio 2016, dei casi di cessazione dell'attività produttiva dell'azienda o di un ramo di essa. Sino al 2018, entro limiti di spesa definiti, in base al comma 4 dell'art. 21 del D.lgs. 148/15, è possibile, a determinate condizioni, accedere all'intervento di integrazione salariale straordinaria, nei casi in cui, concluso il programma di crisi aziendale, l'impresa cessi l'attività produttiva;

c. causale di contratto di solidarietà.

 

A decorrere dal 1 gennaio 2016 è abrogato - come previsto dall'art. 2, comma 70 della Legge 92/2012 - l'art. 3 della Legge 223/1991 e successive modifiche e integrazioni, che disciplina il trattamento straordinario di integrazione salariale per le aziende ammesse alle procedure concorsuali. Successivamente al 31 dicembre 2015, l'impresa, qualora sia sottoposta a procedura concorsuale con continuazione dell'esercizio di impresa, potrà attivare le causali del trattamento di integrazione salariale straordinaria previste dal D.lgs 148/2015 quando ne sussistano i presupposti (circolare n. 24 del 5 ottobre 2015).

Ai sensi dell'art. 20, comma 6 del D.lgs. 148/2015 continuano ad applicarsi:

• la disciplina prevista dall'art. 7, comma 10-ter del Decreto legge 148/1993 - convertito con modificazioni dalla Legge 236/93 successive modifiche e integrazioni - riguardante l'intervento di integrazione salariale straordinaria per le aziende sottoposte ad Amministrazione Straordinaria;

• la disciplina prevista dall'art. 35 e dall'art. 37 Legge 416/1981 successive modifiche e integrazioni, che riguarda il trattamento straordinario di integrazione salariale per le imprese editoriali.

 

Procedure di licenziamento collettivo

La Legge 223/1991 successive modifiche e integrazioni prevede due diverse ipotesi di licenziamento collettivo.

La prima ipotesi è quella prevista dall'art. 24 della Legge 223/1991 e ss.mm.ii. e riguarda tutti i datori di lavoro privati, imprenditori e non, che abbiano i seguenti requisiti:

a) numero complessivo di dipendenti superiore a 15, compresi i dirigenti, che deve essere calcolato come occupazione media nel semestre precedente all'avvio della procedura di licenziamento collettivo;

b) intenzione di effettuare almeno cinque licenziamenti in ciascuna unità produttiva o in più unità produttive nell'ambito del territorio di una stessa provincia, nell'arco di centoventi giorni dalla conclusione della procedura, ovvero entro il diverso termine previsto dall'accordo sindacale. La procedura può concludersi anche con un numero di licenziamenti inferiore a cinque, a condizione che, al momento dell'avvio della procedura, il datore di lavoro abbia comunicato l'intenzione di licenziare almeno cinque unità lavorative;

c) si trovano in una situazione di riduzione o trasformazione di attività o di lavoro o intendano cessare l'attività.

La seconda ipotesi è quella prevista dall'art. 4, comma 1 della Legge 223/91 e ss.mm.ii. e riguarda solo i datori di lavoro privati imprenditori che rientrano nella disciplina dell'intervento straordinario di integrazione salariale e che, una volta ammessi al trattamento, prevedono di non poter reimpiegare tutti o parte dei lavoratori sospesi. In questa ipotesi non sono richiesti i requisiti dimensionali e numerici, previsti dall' art. 24, comma 1 della Legge 223, e specificati ai suindicati punti a) e b).

In entrambe le due ipotesi di licenziamento collettivo la procedura da attivare è la stessa ed è disciplinata dall' art. 4, commi da 2 a 12, al quale - insieme all'art. 5 - rinvia espressamente l'art. 24 della Legge 223/1991 e successive modifiche e integrazioni.

La procedura prevede una fase di consultazione tra il datore di lavoro e i rappresentanti dei lavoratori in sede sindacale/aziendale. Solo quando questa prima fase, entro 45 giorni, si conclude senza aver raggiunto un accordo per la collocazione in mobilità dei lavoratori dichiarati in esubero, il datore di lavoro e/o le Organizzazioni sindacali richiedono all'Amministrazione competente per territorio di essere convocati per un'ulteriore consultazione in sede amministrativa.

La fase amministrativa della procedura per la collocazione in mobilità dei lavoratori è convocata, su richiesta di parte, dal Ministero nei casi in cui l'esubero di personale riguarda unità produttive aziendali poste in più regioni.

Esaurita la fase amministrativa, di regola entro 30 giorni dalla richiesta di attivazione della stessa, in caso di mancato accordo, il datore di lavoro può intimare il licenziamento ai lavoratori in esubero, secondo i criteri previsti dall'art. 5, comma 1 della Legge 223/91 e successive modifiche e integrazioni.

 

Sciopero nei servizi pubblici essenziali

Le organizzazioni sindacali, nei casi in cui intendano proclamare lo sciopero nei settori in cui si svolgono attività che riguardano i servizi pubblici essenziali, devono necessariamente attivare la procedura prevista dalla legge, per tentare di trovare un accordo con il datore di lavoro per risolvere problemi derivanti da lamentate violazioni contrattuali ed evitare lo sciopero. La procedura è stata introdotta dalla Legge 11 aprile 2000, n. 83, che ha modificato la Legge 12 giugno 1990, n. 146.