Pubblicato in data 06/05/2026

Le imprese del Made in Italy sono un pilastro dell’occupazione nazionale: tra il 2026 e il 2029 il fabbisogno occupazionale delle principali filiere produttive potrebbe superare le 900mila unità, pari a circa un terzo delle assunzioni complessive previste. I dati sono forniti dal Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali grazie al Programma nazionale Giovani, donne e lavoro, cofinanziato dall’Unione europea.

L’analisi riguarda i settori simbolo dell’eccellenza italiana – meccatronica, agroalimentare, legno-arredo e moda – cui si affiancano commercio e turismo, comparti strategici per la competitività e l’attrattività del Paese. Resta però rilevante la difficoltà a reperire i profili richiesti, che interessa fino al 55% delle posizioni.

I dati sono stati presentati oggi in occasione dell’evento “Competenze, Innovazione, Made in Italy”, promosso da Unioncamere nell’ambito della Giornata nazionale del made in Italy.

Nel dettaglio, i fabbisogni occupazionali annui delle principali filiere del Made in Italy fino al 2029 evidenziano:

  • Meccatronica e robotica: tra 30mila e 33mila lavoratrici e lavoratori, con una forte domanda di competenze meccanico-digitali legate all’industria 4.0. Secondo i dati annuali 2025, la difficoltà di reperimento del personale in questi settori raggiunge il 55,2%.

  • Agroalimentare: tra 32mila e 34mila occupati, con forte richiesta di competenze in tracciabilità, sostenibilità e digitalizzazione. La difficoltà di reperimento nel settore ammonta al 38,6%. 

  • Legno, arredo e design: tra 4.5mila e 8mila posti di lavoro, con focus su competenze green e digitali. La difficoltà di reperimento è del 55,8%.

  • Moda e tessile: tra 14mila e 16mila occupati, con importante domanda di competenze artigianali e legate a tecnologie sostenibili e digitali. La difficoltà di reperimento ruota attorno al 55%.

  • Commercio e turismo: tra 115mila e 140mila lavoratrici e lavoratori, con forte richiesta di soft skills, conoscenza delle lingue e competenze digitali. La difficoltà media a reperire i profili è del 45%.

Per lo stesso arco temporale Excelsior stima un fabbisogno complessivo compreso tra i 2,6 e i 3 milioni di occupati, per l’80-90% legato alla necessità di sostituire il personale che andrà in pensione.

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