Servizio di educativa domiciliare
13/03/2026

Quando l'aiuto diventa motore di rinascita: la storia di Laura

Laura ha 42 anni, vive a Roma con sua figlia Marika e per un periodo della sua vita ha beneficiato dell’Assegno di Inclusione (ADI).

Lo ha richiesto in un momento di particolare fragilità, quando si è trovata a dover far fronte da sola alle spese della famiglia a seguito della morte improvvisa del marito. Fino a quel momento Laura aveva svolto solo piccoli lavoretti part-time per potersi dedicare alla figlia e, dopo la morte del marito, ha dovuto gestire, oltre alle difficoltà economiche, il proprio dolore e quello di sua figlia.

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Protagonisti della storia

Laura, ex beneficiaria ADI

Laura C., Assistente sociale e case manager di Laura

Caterina, educatrice di Marika (figlia di Laura)

Fabio, responsabile dei servizi di educativa domiciliare della cooperativa Spes contra spem

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Intervento attivato

Educativa professionale domiciliare

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Scheda tecnica

“Non ho mai lavorato a tempo pieno perché volevo seguire mia figlia. Ho sempre fatto di tutto per vederla sorridere, per non farle mancare nulla e lei è sempre stata molto brava: a scuola, nello sport, con ottimi voti e un ottimo carattere. La classica ragazza perfetta”.

Poi arriva la malattia del marito. Diego e Laura fanno appena in tempo a sposarsi, in un letto d’ospedale, prima che lui muoia.

 

Le difficoltà dopo la perdita del marito

Dopo la perdita, per la famiglia comincia un periodo difficilissimo. Laura intraprende un percorso di cura psichiatrica ed è seguita da uno psicologo, mentre sua figlia Marika inizia a manifestare una profonda inquietudine, chiudendosi sempre di più in sé stessa. 
Nonostante il dolore, Laura capisce che deve rialzarsi. Si rimbocca le maniche e inizia a cercare aiuto. Chiede l’Assegno di Inclusione (ADI) perché la sola pensione di reversibilità del marito non è sufficiente a garantire il sostentamento della famiglia. Nell’ambito dell’ADI avvia il percorso di accompagnamento con l’assistente sociale Laura Caretta del Comune di Roma: un passaggio obbligatorio per i beneficiari,  che per lei si trasforma in qualcosa di molto più profondo di un semplice adempimento. Tra ascolto e confronto nasce infatti una relazione fondata sulla fiducia, capace di aprire a Laura e sua figliala strada verso un cambiamento.
 

L’incontro con l’assistente sociale e il percorso di inclusione


“Quando ho incontrato Laura per il colloquio di Analisi Preliminare, a inizio 2024 – racconta l’assistente sociale – erano passati pochi mesi dalla scomparsa del marito ed era ancora immersa nel dolore. Abbiamo cominciato a parlare e mi ha raccontato della sua vita, della perdita e delle difficoltà nel rapporto con la figlia, un’adolescente che stava affrontando il trauma della morte del padre chiudendosi sempre più in sé stessa”. 


“Marika aveva cominciato ad andare male a scuola: dai voti eccellenti era passata a prendere tutti 3”, racconta la madre. “Aveva crisi di rabbia molti forti, al punto da arrivare a distruggere oggetti in casa. Non era mai stata così, era sempre stata una ragazza tranquilla. Era arrabbiata con la vita e anche con sé stessa”. 

Quando si presenta all’incontro con l’assistente sociale, Laura lavora part-time presso un supermercato, che aveva contattato personalmente dichiarando di essere beneficiaria di Assegno di Inclusione (leggi quali sono i vantaggi per chi assume percettori ADI) perché, dice Laura, “non volevo pesare sulle spalle dello Stato o su quelle della mia famiglia”.

Tuttavia, quel lavoro non le garantisce un reddito sufficiente per permettere a lei e a Marika di fare a meno del sostegno ADI. L’assistente sociale continua quindi a monitorare la sua situazione lavorativa durante gli incontri trimestrali, ma concentra l’attenzione sulla priorità che Laura stessa mostra di avere: la figlia Marika. Intensificare l’impegno professionale, infatti, rappresenta per lei un motivo di preoccupazione, perché la figlia dà segni di profonda sofferenza e Laura non si sente di lasciarla sola troppo a lungo.

Il sostegno attivato: l’educativa domiciliare

“La morte del padre in una fase così delicata come l’adolescenza, stava provocando in Marika una profonda sofferenza. In quel momento non era seguita dal punto di vista psicologico: in passato aveva intrapreso un percorso, ma poi aveva smesso perché non aveva prodotto i risultati sperati”. Anche i tentativi dell’assistente sociale di reinserirla in un nuovo percorso di sostegno psicologico non vanno a buon fine perché Marika si oppone.

Di fronte a questa difficoltà, l’assistente sociale decide, insieme alla madre, di effettuare una visita domiciliare, a seguito della quale scelgono di attivare un servizio di educativa domiciliare.

“Abbiamo optato per un sostegno educativo che non fosse solo finalizzato all’aiuto nei compiti, ma che lavorasse anche sul miglioramento della relazione e del dialogo con la madre, con una funzione preventiva rispetto alla condizione di vulnerabilità della ragazza”, spiega l’assistente sociale Laura Caretta.

Il servizio, intitolato L’amico che vorrei, è un intervento di educativa domiciliare professionale che il servizio sociale del Municipio III di Roma ha affidato alla cooperativa sociale Spes contra spem. Fabio Piccarreta, responsabile dei servizi di educativa domiciliare della cooperativa, spiega che il progetto “non si limita al semplice aiuto nei compiti, ma punta a moltiplicare le opportunità educative per i bambini e i ragazzi: dalle attività culturali a semplici momenti di confronto su esperienze quotidiane, come l’interpretazione corretta di un contenuto online. Ogni attività viene condivisa con il servizio sociale attraverso un piano educativo individualizzato, con cui fissiamo insieme gli obiettivi da raggiungere”.

Relazioni: Marika e Caterina

L’educatrice individuata dalla cooperativa, in accordo con l’assistente sociale, per seguire Marika è Caterina, una giovane professionista di 24 anni. “Quando mi hanno parlato di lei ho provato subito empatia, perché abbiamo solo sette anni di differenza e ho immaginato cosa potesse significare vivere tutto quel dolore a 17 anni”.

Al primo  incontro, Caterina trova Marika in una situazione di profonda sofferenza. “Capivo che non fosse semplice ritrovarsi un’estranea in casa – racconta Caterina – eppure la relazione si è accesa subito. Abbiamo scoperto passioni in comune, come la musica e il cinema, e in pochissimo tempo abbiamo costruito una relazione educativa e affettiva molto forte”.

Nei primi mesi il sostegno si concentra soprattutto sulla scuola perché, come racconta Caterina, il problema più grande è la scarsa motivazione: “Era demotivata, come se si fosse arresa. E invece, nelle tre volte a settimana in cui ci vedevamo, riuscivamo a studiare e qualche voto positivo è arrivato. Oggi sono molto fiduciosa rispetto al suo percorso scolastico”. Nei mesi successivi aumentano le attività da fare insieme e, gradualmente, migliora anche il rapporto con la madre.

 

“Penso di aver rappresentato per lei una figura più vicina alla sua età, una presenza costante, nei momenti belli come in quelli difficili, sapendo ascoltare anche i suoi silenzi senza giudicarla”, dice Caterina.

D’accordo con il servizio sociale, Caterina ha continuato a seguire Marika fino al raggiungimento della maggiore età, anche dopo che la famiglia ha smesso di percepire l’Assegno di Inclusione, rimodulando l’intervento da dieci a sei ore settimanali.

La forza di Laura oggi

Sapendo che la figlia non era più sola, Laura si ha potuto dedicarsi al lavoro con maggiore serenità e concentrazione, e il suo impegno è stato presto ripagato. Nel suo percorso professionale ha incontrato quella che oggi è la sua migliore amica, Luana: “Era il mio capo e mi ha insegnato tutto, oltre a darmi la forza di affrontare la quotidianità. Per me è stata preziosissima”.

“Oggi ce la faccio da sola: ho un contratto a tempo indeterminato, sono cresciuta professionalmente e sono diventata caporeparto. Non prendo più farmaci e non ho più bisogno dell’Assegno di Inclusione. L’aiuto che ho ricevuto mi ha cambiato la vita”.

 

Galleria
Anagrafica del progetto
Chi ha realizzato il progetto
Comune di Roma Capitale
Municipio III di Roma Capitale
Indirizzo
Via Umberto Fracchia, 45
Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP)
06 6960.4333
RomaIII