Mauro, ex beneficiario ADI
Ambra, assistente sociale e case manager di Mauro
Progetto Utile alla Collettività (PUC)
Mauro ha 66 anni, vive a Roma, dove è nato e cresciuto. In passato ha lavorato con il fratello presso un banco di bigiotteria e successivamente nella pulizia dei mercati ma, a seguito della morte del fratello e dell’aggravarsi delle condizioni di salute della madre, ha dovuto lasciare il lavoro per accudirla.
Quando si è presentato al servizio sociale non aveva un lavoro stabile ed era, come racconta la sua assistente sociale di riferimento (case manager) Ambra, “un po’ sfiduciato, vinto”.
Mauro, ex beneficiario ADI
Ambra, assistente sociale e case manager di Mauro
Progetto Utile alla Collettività (PUC)
“Con Mauro abbiamo da subito lavorato sulla relazione”, racconta Ambra. “Il mio obiettivo era sia farlo uscire dalla condizione di isolamento – in quel periodo era concentrato esclusivamente sulla cura della madre anziana – sia valorizzare le competenze acquisite negli anni. Mauro portava con sé esperienze di lavoro molto pratiche e buone capacità manuali; per questo ho pensato di inserirlo all’interno di un progetto dedicato al decoro delle scuole dell’infanzia e degli asili nido del nostro Municipio, che avrebbe svolto insieme ad altre persone”.
Il progetto in questione è un PUC, un Progetto Utile alla Collettività denominato “Piccoli al centro”(per maggiori dettagli consulta la scheda tecnica) che Ambra descrive così: “I PUC sono attività di volontariato che i beneficiari di Assegno di Inclusione possono svolgere all’interno del percorso di accompagnamento con i servizi sociali del Comune. Si tratta di una bella opportunità per cittadini che faticano a entrare nel mondo del lavoro perché non riescono a impegnarsi per molte ore o molti giorni, oppure perché, a causa dell’età o altre difficoltà, non risultano appetibili per il mercato del lavoro. Queste persone cercano comunque di dare un senso alla propria giornata. Le attività permettono loro di riscoprire il proprio valore e di creare una nuova rete amicale”.
“Mauro all’inizio aveva alcune remore legate al cambiamento, perché tutto ciò che è nuovo spaventa – dice Ambra – ed è normale. Tuttavia, non si è fermato davanti a queste difficoltà e ha iniziato questa esperienza”.
Un ruolo significativo all’interno del progetto lo ha avuto il gruppo. Mauro racconta che sono nati legami molto belli, in cui ognuno ha portato qualcosa di sé e della propria esperienza personale, favorendo così la costruzione di un rapporto sincero e attento: “Ci si conosce, si fa amicizia e, a un certo punto, diventi un pezzo di famiglia, perché ti affezioni. È bello stare tutti insieme; magari ce ne fossero di più di giornate così”.
“Credo che questa esperienza sia nutrimento per le persone – dice Ambra – stare tante ore insieme in un gruppo, mentre si portano a compimento azioni e obiettivi concreti, favorisce momenti di confronto e dialogo, in cui ci si mette in gioco come persone. Si condividono esperienze, anche problematiche che qualcuno ha già affrontato e superato, diventando così una risorsa per gli altri. In questi contesti nascono relazioni che vanno oltre il progetto stesso. È un modo per creare una nuova rete di riferimento che nutre la nostra vita. Per tutti noi è importante relazionarci, avere qualcuno da chiamare per sapere come sta o che ci chieda come stiamo”.
L’inserimento nel PUC si rivela per Mauro la scelta giusta: non solo raggiunge l’obiettivo dell’inclusione sociale e della valorizzazione delle proprie competenze, ma ne scopre anche di nuove.
“Durante le attività del PUC sono emerse anche capacità personali, oltre a quelle pratiche: in breve tempo il gruppo lo ha riconosciuto come leader. Sono venute fuori la sua capacità di ascolto, l’attenzione verso l’altro, le doti organizzative, il senso di responsabilità e l’autorevolezza. Mauro riesce a essere assertivo senza mai essere autoritario. Per lui è stato un trampolino di lancio, affinché potesse conoscere un nuovo Mauro”.
“Capita spesso – continua Ambra – che in alcuni momenti della vita le persone non riescano a vedere il buono che c’è in loro, per tanti motivi. Con Mauro ci siamo dati la possibilità di scoprire che invece c’è molto di bello. Io mi pongo nei suoi confronti come un’accompagnatrice nel percorso di scoperta di qualcosa che è già dentro di lui”.
“Un giorno, mentre stavamo svolgendo il PUC a scuola – racconta Mauro – abbiamo visto alcune signore affacciarsi dai balconi delle case vicine e applaudirci per il lavoro che stavamo facendo. È stata una grande soddisfazione per tutti. In ogni scuola in cui siamo stati abbiamo ricevuto complimenti: ci dicevano ‘bravi, fate le cose fatte bene’”.
“Il riconoscimento da parte della comunità è molto importante per persone che, in un certo momento della loro vita, si sentono non viste e non considerate – afferma Ambra –. Ricevere parole di stima e il plauso di chi osserva il loro lavoro è fondamentale”.
Le capacità di Mauro sono state riconosciute anche dall’Associazione Art Consulting, ente gestore che ha curato l’implementazione del PUC e che gli ha affidato il ruolo di tutor e coordinatore di progetti PUC realizzati in altri contesti e municipi, dove oggi guida un gruppo di 15 ragazzi.
Alla domanda “Qual è oggi la cosa più bella della tua vita?”, risponde così:
“La soddisfazione che provo per quello che do ai miei figli, perché vedono che so badare a me stesso. Non sono una preoccupazione per loro: sono il padre”.



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